Il Tirreno

Grosseto

Orlando incastrato dal cellulare dello zio

di Francesca Gori
Orlando incastrato dal cellulare dello zio

Ha inserito la scheda nell’apparecchio appena lasciato il paese

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CASTEL DEL PIANO. Il sangue era schizzato ovunque, in quella piccola cucina la cui finestra si affaccia su Montelaterone. C’era sangue e c’erano tracce di materia cerebrale. Pezzi di cervello schizzati fuori dal cranio fracassato di Antonio Tucci. L’aggressione è scattata all’improvviso ed è stata violentissima.

Il settantunenne era ancora a tavola quando il nipote, Claudio Orlando, avrebbe preso il bastone che l’uomo utilizzava per muovere quei pochi passi fuori dall’appartamento ed ucciderlo. Una furia. In ballo c’erano i soldi della pensione e della tredicesima, che Tucci aveva riscosso il 2 dicembre, il giorno in cui il nipote si era presentato di nuovo alla porta dello zio. Per quattro giorni avrebbe chiesto quei soldi ad Antonio. Il pensionato però con quella piccola cifra ci doveva campare e delle continue richieste del nipote si era anche lamentato nei giorni precedenti con la donna che gli prestava assistenza domiciliare. La stessa che domenica pomeriggio, alle 15,20, ha scoperto il cadavere dell’anziano dopo aver aperto la porta dell’appartamento insieme a una sua nipote.

Claudio Orlando, però, era già sparito. Il medico legale ha stabilito che l’omicidio è stato compiuto alle 18,20 del giorno precedente.

Il sabato pomeriggio tutto è cambiato nella piccola cucina della casa che si affaccia sul Piazzone. Non c’erano segni di effrazione, la porta era chiusa a chiave e soprattutto, dall’abitazione presa in affitto due anni prima da Tucci era sparito il trolley rosso che Orlando si portava dietro ogni volta che veniva a Castel del Piano a trovare lo zio. Ma domenica pomeriggio, c’era qualcuno che attraversava il Piazzone e c’era anche qualcuno seduto sulle panchine che guardano verso la casa al numero 13.

Orlando è stato visto uscire con un berretto calato sugli occhi e il trolley trascinato sulle ruote dietro di sé.

Da Castel del Piano, il quarantacinquenne è arrivato a Grosseto. Ma con cosa? È questa una delle domande alla quale i carabinieri che stanno ancora svolgendo le indagini (i militari della compagnia di Pitigliano con i colleghi del Roni) coordinati dal procuratore capo Raffaella Anna Maria Capasso e dal sostituto procuratore Laura D’Amelio devono ancora dare una risposta. Una volta arrivato alla stazione di Grosseto, poco prima delle 21, l’immagine di Orlando è stata ripresa dalla telecamere di videosorveglianza.

L’uomo, poi è tornato a Roma. Ma è durante la fuga che si è fregato con le proprie mani: aveva portato via dalla casa dello zio due telefoni cellulari che appartenevano a Tucci. Uno lo aveva acquistato da poco per crearsi un profilo Facebook e rintracciare così i figli.

Orlando ha tolto la scheda sim dal suo cellulare e l’ha inserita in quello dello zio. Un passaggio questo, che è stato registrato dai militari.

Il sostituto procuratore Laura D’Amelio ha capito che l’ultima tessera del puzzle, quella che ancora mancava, poteva essere quella. E infatti, seguendo le celle agganciate dal telefonino di Tucci, i militari sono arrivati a fermare Claudio Orlando che è stato trovato in un parcheggio dei pullman di Albano Laziale. Stava cercando di tornare a Genzano, la città dove vive la sua famiglia.

I carabinieri però sono stati più veloci e lo hanno fermato, accompagnandolo poi al carcere di Velletri dove è tuttora rinchiuso dopo l’udienza di convalida dell’arresto.

Aveva ancora con sé quel trolley rosso, lo stesso che lo aveva seguito a Castel del Piano, a casa dello zio. Lì dentro i carabinieri hanno trovato tre orologi.

Uno era un Lorenz che apparteneva alla vittima. Le sue lancette avevano segnato le ore e i minuti della sua vita fino a quando il suo cuore non ha smesso di battere.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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