Il dolore
Il museo gioiello non è a norma Appello per riaprirlo
Montepescali, la struttura-custode delle tradizioni è chiusa Per sistemarla servono 40.000 euro che non ci sono
MONTEPESCALI. Fiore all’occhiello, testimone e geloso custode della storia e delle tradizioni locali, il Museo della civiltà contadina di Montepescali è chiuso, off limits da tempo. Perché?
È fuori norma. Non a misura di disabile, irregolare dal punto di vista degli impianti elettrici e inadatto a spalancare le sue porte ai visitatori come in passato, scolaresche in primis. La sofferta chiusura è stata decisa anni fa per motivi di sicurezza: la proprietà non se la sentiva di mettere a repentaglio l’incolumità altrui e ha blindato le porte. La Maremma perde così un tassello importante del suo patrimonio storico-culturale, con scarse prospettive all’orizzonte: per la riapertura servono soldi che non ci sono.
Alza la voce Fabrizio Fabbrini, orgoglioso portavoce della comunità di Montepescali. «Sono trascorsi alcuni anni dalla chiusura al pubblico del Museo di civiltà contadina - dice - Non conosciamo appieno le ragioni della chiusura ma l’abbandono, così come l’indifferenza generale, feriscono a morte i sentimenti e il cuore della comunità». Il museo, spiega lui, non è altro che l’affermazione genuina dell’amore dei compaesani nei confronti della cultura e del proprio passato. Attraverso documenti antichi e moderni vi è espresso un profondo senso di civiltà sociale, il concetto di collettività e di illuminati statuti, «di moderne lotte condotte dai paesani illustri in difesa dei diritti civici». Le sale ospitano una riproduzione della ghigliottina con la testa mozzata di un fantoccio (Montepescali fu tra gli ultimi luoghi in cui fu attuata) e una splendida collezione di orologi storici raccolti e portati fin lì da Giotto Minucci, illustre fondatore.
Il museo, inaugurato nell’agosto del 1994 in un palazzo antico, si trova nel cuore del paese ed è stato meta di migliaia di turisti e scolaresche, conquistando un posto di rilievo nei circuiti internazionali. Fiore all’occhiello di un borgo millenario costituitosi libero Comune nel 1147 sotto la protezione della Repubblica di Siena, ha permesso a lungo di esplorare la genesi di un territorio grazie a vecchi attrezzi dei contadini nostri avi, pregiati pezzi di orologeria antica, strumenti bandistici, lo spaventoso ricordo, ormai sepolto, di antiche torture. Insomma. «Salvare il museo significa arrestare la decadenza di un paese e di un territorio ricchi di storia. Mi appello pertanto - dice Fabbrini - a tutte le componenti istituzionali (Regione, Comune di Grosseto, Usi Civici di Montepescali e associazioni paesane) affinché utilizzino tutte le risorse disponibili per rivendicare le ragioni di riscatto di una comunità gloriosa, laboriosa e diligente». Fabbrini e altri cittadini vogliono andare fino in fondo e capire le ragioni della chiusura del Museo («sicurezza?») che al momento sfuggono perché, «a nostra domanda, fin qui non abbiamo avuto risposta».
Roberto Spadi (presidente degli Usi civici) una riposta invece ce la dà, confermando che in effetti ci sono problemi di sicurezza e mancano soldi per rimediare. «Di fatto, e purtroppo, il Museo di civiltà contadina non è più a norma», dice. La struttura sorge in un’antica struttura adibita a museo più di 20 anni fa, ma nel tempo «sono cambiate le norme, sono intervenuti standard di sicurezza più stringenti nei luoghi pubblici». L’impianto elettrico è diventato obsoleto e gli spazi non sono a misura di disabile. «Fino a due anni fa - dice Spadi - venivano le scolaresche, ma capimmo che non potevamo più tener aperto. Per metterlo a posto ci vogliono circa 30-40.000 euro. E noi questi soldi non li abbiamo». Il museo ha sempre avuto l’ingresso gratuito finanziandosi con parte delle quote degli utenti degli Usi civici di Montepescali (circa 200), che però non sono sufficienti per rifare gli impianti. L’unica speranza è cercare finanziamenti pubblici; cosa cui gli Usi civici stanno guardando. La speranza potrebbe essere affidata a un bando regionale.
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