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Carlo, macellaio doc Una passione da 60 anni

di Andrea Capitani
Carlo, macellaio doc Una passione da 60 anni

MONTE ARGENTARIO. Dal 1955 è il macellaio della Lucciola. Nonostante sia in pensione, Carlo Alocci, classe 1929, un paio d’ore in negozio le passa sempre; la sua passione per la carne non l’allontaner...

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MONTE ARGENTARIO. Dal 1955 è il macellaio della Lucciola. Nonostante sia in pensione, Carlo Alocci, classe 1929, un paio d’ore in negozio le passa sempre; la sua passione per la carne non l’allontanerà mai dalla sua attività commerciale. Lui, a quasi 90 anni, ha lasciato il testimone al figlio Armando e al nipote Filippo ma, quando può, non fa mancare il suo apporto dietro il bancone. È sempre puntuale e preciso anche nei pagamenti e ogni anno, nel periodo natalizio, prepara con cura un bellissimo presepe in negozio.

La crisi arriva per tutti, ma lui non fa mai mancare la sua positività anche quando c’è da tirare un po’ la cinghia. «Abbiamo aperto nel 1955 - racconta il macellaio Carlo Alocci, fratello del fornaio Vittorio - Quando abbiamo iniziato è stata molto dura. C’era però il fabbisogno di una macelleria, in questa zona di Porto Santo Stefano c’era solo un bar. Così ho imparato il mestiere dal buon Michelino, che mi ha dato fiducia e mi ha insegnato. Poi dopo c’è stato anche il boom, a comprare la carne c’era la fila, da quanta gente c’era pensavano che la regalassi. All’inizio invece c’era un po’ di miseria, anche i marittimi stavano via sei mesi, poi piano piano dopo la ricostruzione del paese le cose sono cambiate. Non ho mai buttato un grammo di carne. Anche i fornitori mi hanno sempre detto che come me non c’è nessuno, per i pagamenti sono sempre stato preciso e puntuale. Ai clienti do anche le ricette e vanno sempre via soddisfatti».

Ma com’è cambiato il mestiere dal 1955 a oggi? «La gente è pigra, non vuole più stare davanti ai fornelli, va al supermercato a prendere la roba già pronta. Da me viene ancora la gente che ama la cucina tradizionale. La crisi si sente, il consumo è diverso. Dopo gli anni delle vacche grasse, sono arrivati quelli delle vacche magre. Speriamo che si torni a lavorare come un tempo». E ai giovani macellai di oggi cosa consiglia? «È difficile che il giovane di oggi faccia il mestiere tradizionale - conclude - . La bestia non è una balla di farina, bisogna vendere tutte le parti dell’animale e non sprecare niente. Ci vuole l’occhio per saper dare via il pezzo piccolo, così la sera puoi rimettere in cella il pezzo grande per conservarlo meglio».

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