Il Tirreno

Grosseto

Voleva dallo zio la tredicesima «E l’ha ucciso»

di Pierluigi Sposato
Voleva dallo zio la tredicesima «E l’ha ucciso»

Il nipote di 45 anni fermato sui Colli Albani Aveva con sé oggetti presi dalla casa di Tucci

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GROSSETO. Forse ha ucciso per 1.500 euro o poco più. Per la pensione da 900 euro e per l’integrazione della tredicesima che era stata riscossa il primo dicembre scorso. Forse ha ucciso a bastonate lo zio Antonio Tucci, 71 anni, perché voleva quei contanti. Perché non riusciva a trovare un lavoro e perché quei soldi gli avevano fatto gola.

Oggetti ritrovati. Questo almeno è il quadro che la Procura ipotizza nei confronti di Claudio Orlando, 45 anni, nativo di Nemi (Colli Albani), fermato ieri mattina poco prima delle 11 su un autobus di linea dai carabinieri che erano sulle sue tracce praticamente da subito. Non aveva valige o zaini: ma con sé aveva alcuni oggetti riferibili allo zio, presi da quella casa e adesso messi sotto sequestro. Non il bastone ritenuta essere stata l’arma.

Profilo sospetto. Il raggio si era ristretto quasi immediatamente alle conoscenze più strette dell’anziano disabile trovato senza vita, con la testa fracassata a bastonate, nell’appartamento di piazza Rosa Guarnieri Carducci a Castel del Piano. E il profilo di Claudio, che ha numerosi precedenti, non aveva potuto non attirare l’attenzione degli investigatori coordinati dal sostituto Laura D’Amelio e dal procuratore capo Raffaella Capasso. Lui era stato per qualche tempo ospite dello zio (a partire da un mese e mezzo prima della scoperta dell’omicidio), lui aveva avuto qualche discussione con l’ex pasticcere originario di Castellammare di Stabia, lui era stato invitato da altri familiari a cercare di dare stabilità e regolarità alla sua vita, lui era stato allontanato dai parenti a causa del suo comportamento violento, se non proprio a causa di furti: le informazioni raccolte dall’Arma sia sull’Amiata sia nelle zone dei Castelli Romani lasciavano poco all’immaginazione.

Tabulati telefonici. Mancavano alcuni riscontri - verosimilmente l’analisi dei tabulati telefonici per arrivare a ricostruire gli spostamenti dei possibili sospetti - poi l’azione dei carabinieri della Compagnia di Pitigliano e della Procura si è concentrata su Orlando. E l’uomo è stato rintracciato su un pullman in località Cecchina, un centro a poca distanza da Albano Laziale.

Fermato sul bus. I carabinieri hanno fermato il mezzo pubblico partito da Roma e diretto a Velletri in mezzo alla strada (non a una fermata): solo saliti, lo hanno invitato a scendere e lui ha seguito i militari senza fare resistenza. Non è chiaro se l’uomo avesse la consapevolezza che i carabinieri erano ormai sulle sue tracce. O probabilmente sì, visto che già nel pomeriggio di giovedì si era diffusa la notizia di un fermo, addirittura già eseguito: come se la cattura fosse già una certezza, come se ormai ci fosse solo da eseguire il decreto.

Si allontanava. Quello che però sembra certo è che Claudio Orlando stesse cercando di allontanarsi da quella zona. Potrebbe essere stato “tradito” proprio dal cellulare, che aveva agganciato celle telefoniche della zona tra Albano e Pomezia e che era monitorato. Stringere il cerchio, notato uno spostamento sospetto, è stato relativamente semplice.

Non ha parlato. Una volta alla caserma della stazione carabinieri di Cecchina, a Orlando è stato contestato il fermo di indiziato di delitto - omicidio volontario è l’ipotesi - che la Procura aveva emesso l’altro giorno. Orlando si è lasciato identificare e ammanettare, ha nominato un avvocato, poi è stato portato al carcere di Velletri. Non ha parlato, non ha detto nulla né dio sé né dello zio, a quanto pare. Lo farà con il giudice, se lo riterrà opportuno, già lunedì, quando si terrà l’udienza di convalida.

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