Sicurezza
«Mi aveva chiesto se qui c’era un lavoro»
Alfiero Cerboni, il proprietario dell’appartamento, ricorda che a metà ottobre gli si era presentato come cameriere
CASTEL DEL PIANO. Il presunto assassino di Antonio Tucci di Castel del Piano, l’anziano disabile ucciso con la testa fracassata forse con un bastone, ha un volto. È quello di uno dei numerosi nipoti del Tucci sul quale si addensavano i sospetti fin dal primo giorno delle indagini: Claudio Orlando. Una persona che frequentava la casa dello zio, a Castel del Piano e che pochi, in verità, conoscevano.
Anche chi l’ha visto stenta a riconoscerlo nella fotografia fornita dalle forze dell’ordine in cui l’Orlando è con la testa scoperta, senza il copricapo che, pare, fosse solito portare in testa. Il proprietario dell’appartamento dove Tucci abitava come affittuario, Alfiero Cerboni, nonostante vivesse al piano di sopra a quello del pensionato ucciso, l’aveva visto solo due volte: «Dall’insieme della fisionomia e dall’ abbigliamento potrebbe essere lui - dice - ma portava sempre un cappellino e non so come avesse i capelli che ben sono evidenti in fotografia e non rammento se fosse così stempiato. L’ultima volta l’ho visto verso metà ottobre perché, rientrando, avevo trovato due vecchie biciclette, abbastanza scassate, nell’ingresso della casa. Lì le biciclette proprio non ci devono stare ed allora ho bussato al Tucci. Mi ha aperto il nipote, che mi ha detto che quelle bici, una da donna e una da uomo, erano sue. Gli chiesi di toglierle di lì e così fece. Mi domandò anche se a Castel del Piano c’era da lavorare, specificando che sapeva fare il cameriere. Lo indirizzai a vari ristoranti, chiarendo, però, che visti i tempi di crisi, sarebbe stato ben difficile trovare lavoro».
« Poi l’ho rivisto un’altra volta - aggiunge Cerboni - sempre nello stesso periodo, perché ci incrociammo sull’ingresso. Ma devo dire, invece, che quando è successo l’omicidio di Antonio proprio non l’avevo avvistato in zona».
Ma Orlando doveva venire in montagna con una certa cadenza, perché il tabaccaio Giulio Rotellini che però non lo ravvisa, nella foto, si ricorda di questo nipote del pensionato in estate: «Il signor Tucci - rammenta - me lo presentò come suo nipote, una mattina che venne in carrozzella con lui per le sigarette. Poi, dopo pochi giorni, il nipote venne a comprare i biglietti per l’autobus. Dopo di che non l’ho più visto». Invece l’Orlando era proprio a Castel del Piano lo scorso fine settimana. Infatti gli inquirenti hanno fermato il nipote dopo aver accertato «in maniera inoppugnabile - secondo il procuratore Raffaella Capasso - la presenza di Claudio Orlando nell'abitazione dello zio in orario compatibile con quello della sua morte».
Ma perché Claudio Orlando avrebbe ucciso lo zio disabile e indifeso? Probabilmente voleva i soldi dello zio, la sua pensione (900 euro) e la tredicesima da poco riscossa. Era una delle rare occasioni in cui l’anziano disabile usciva di casa, perché le sue condizioni fisiche gli impedivano spostamenti che per lui erano difficoltosi al massimo. Il primo dicembre, infatti, come di consueto, era andato a prendere la pensione e la tredicesima. E con buone probabilità il nipote avrà saputo di questo tesoretto di cui lo zio naturalmente non si voleva privare. Da qui la tragedia. L’ora esatta in cui è scattata l’aggressione non si sa ancora. I vicini di casa hanno detto più volte di non aver sentito nulla. A stabilire l’ora della morte sarà l’autopsia che gli inquirenti hanno detto che sarebbe stata eseguita dopo aver effettuato il fermo.
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