Il Tirreno

Grosseto

Lunedì il verdetto sul distretto amiatino

di Fiora Bonelli
Lunedì il verdetto sul distretto amiatino

Il sindaco di Castel del Piano parteciperà alla riunione di area vasta: «I parametri per salvarci sono sfavorevoli per noi»

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CASTEL DEL PIANO. Sull’Amiata affonda il distretto e si salva l’ospedale. Lunedì 14 dicembre, alla riunione dei dirigenti dell’area vasta della sanità (Grosseto, Siena, Arezzo) che si terrà a Firenze parteciperà, con altri cento sindaci rappresentanti di altrettanti comuni, anche Claudio Franci, sindaco di Castel del Piano.

I nodi da sciogliere in fatto di sanità sono tanti, ma quello che al momento più preme all’Amiata grossetana è capire se c’è ancora spazio per mantenere autonomo il distretto della montagna, in odor di chiusura se non interverrà qualche soluzione. Che però Franci vede a tinte scure.

«Come si sa – spiega Franci – la legge rimanda al 30 giugno 2016 l’organizzazione territoriale e quindi la definizione dei distretti. Ma si comincia a discuterne fin da ora, e lo faremo anche alla riunione di lunedì, perché la questione è molto importante per tutti. La montagna, nel versante grossetano, purtroppo è scarsa di numeri coi suoi nemmeno 19.000 abitanti. E i distretti toscani sono destinati a diventare diciannove o al massimo venticinque, da trentaquattro che sono adesso. Naturalmente i criteri per individuare quelli che rimarranno, non sono lusinghieri per noi».

Si tratta di parametri generici per adesso «ma – è la preoccupazione del sindaco – battono l’accento sul numero di abitanti della zona distrettuale, sul numero dei comuni che ne fanno parte e sulla densità della popolazione. Ahimé per noi, questi parametri appaiono tutti sfavorevoli per poter sperare di essere fra i distretti salvati».

Il sindaco Franci mette sul piatto i tre scenari che si prospettano per l’Amiata grossetana, a patto che vi sia un accordo di fondo fra le parti in causa: «Scontato il fatto che non potremo rimanere distretto autonomo Amiata grossetana come siamo ora, si profilano tre possibili ipotesi. La prima è di unire l’Amiata e la Val d’Orcia per ottenere un distretto con una sua propria autonomia. Ma anche con questa unione, la zona sarebbe sottodotata di abitanti, nemmeno 32.000 e dunque la vedo dura. Seconda possibilità è andare col distretto di Grosseto; terza ipotesi riuscire a fare un grande distretto fra Amiata e Albegna. In questo caso i numeri ci sarebbero».

Franci appare però pessimista. «L’area – dice – è diventata vasta, ma noi restiamo piccole realtà con pochi abitanti e questo ci penalizza al massimo. Comunque vada, non credo che sarà una soluzione ottimale per noi».

Intanto, per trovare soluzioni che non mettano in difficoltà le popolazioni più penalizzate dell’area vasta che hanno bisogno di veder mantenuti per lo meno i pochi servizi che sono stati organizzati sul territorio, Anci e Uncem hanno aperto dei tavoli di lavoro per mettere in piedi ipotesi e possibilità e soprattutto risposte adeguate per i cittadini.

Invece, per quanto concerne i contenuti e gli obiettivi della riforma sanitaria toscana, nulla questio parrebbe esserci per l’ospedale di Castel del Piano. Franci, infatti, rispetto alle richieste avanzate dal Pd grossetano (riorganizzazione prevista dai patti territoriali del 2013 e ridefinizione delle funzionalità dei piccoli ospedali), appare tranquillo.

«Per completare i patti territoriali – dice – al nostro ospedale mancano solo la risonanza magnetica, il mammografo e i nuovi posti aggiuntivi nell’ospedale di comunità. Poi avremo tutto quanto sottoscritto nei patti. Per le funzionalità non dovrebbero esserci problemi. Castel del Piano, infatti ha un’ossatura che si basa sulla riabilitazione, le cronicità, il pronto soccorso e l’ospedale di comunità. Non c’è da discutere di funzionalità in più o in meno. Saranno altri gli ospedali ad avere problemi».

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