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Uno studio sui reperti affiorati dalle Mura

Uno studio sui reperti affiorati dalle Mura

A Massa Marittima approvato il progetto per analizzare antiche monete e materiale archeologico

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MASSA MARITTIMA. Ci sono le monete antiche, che sembrano calzare a pennello per arricchire la sala dei musei appena intitolata al Grosso Massetano, l’antico soldo cittadino per eccellenza. Ma ci sono anche tutti quei reperti che aiuteranno a ricostruire le primissime origini medioevali di Massa Marittima, che ironia della sorte non ha molte tracce di quell’epoca da esporre al pubblico.

La maggior parte di questi cimeli, infatti, è finita nei musei dei capoluoghi. E l’ambizione dell’amministrazione comunale, oltre a essere l’obiettivo che si è posta la Coopera Società Cooperativa, che si è occupata degli scavi lungo le mura riscoprendo quel quartiere commerciale di fine XXII secolo, è donare a Massa tracce delle sue origini.

Lo dicono chiaramente gli atti amministrativi: «Fino ad ora sono stati pochi gli interventi di archeologia in città, quindi nei musei massetani non è esposto materiale archeologico di epoca medievale, che dovrebbe essere uno dei punti di forza delle collezioni visto che la città è nata e si è sviluppata nel Medioevo».

L’unico vero simbolo della prima era cittadini è appunto il Grosso, la prima moneta battuta dalla zecca massetana tra 1317 e il 1319. Sarà qui che troveranno posto anche le altre monete venute fuori dagli scavi recenti, insieme a tutti gli altri cimeli rinvenuti quasi per caso dalla cooperativa di archeologi mentre erano impegnati su scavi attorno alle mura. Ceramiche e utensili che posso riscrivere le origini della storia della città, senza doverla lasciare come è accaduto con tutti gli altri. Lo ha detto anche la Soprintendenza dei Beni Archeologici: «Le scoperte effettuate sono rilevanti in quanto accendono una luce nuova su alcuni aspetti dell’urbanizzazione della città».

Ecco dunque già pronto un progetto per valorizzare al massimo questo tesoro, grazie a cui «si potrà pensare di realizzare una mostra che racconti le fasi di scavo e i risultati».

Due le fasi del progetto. La prima, si legge nel progetto, «consisterà nella rielaborazione degli elaborati grafici e fotografici prodotti durante le campagne di scavo 2014-2015, nella redazione di un archivio informatizzato delle schede di unità stratigrafica e nell’analisi e schedatura delle tecniche costruttive individuate nei differenti paramenti murari».

La seconda fase parte dal 2016 e prevede «la realizzazione di un catalogo tipologico dei vari tipi di reperti emersi: in particolare saranno effettuati lavaggio, siglatura e inventario dei reperti ceramici, disegno dei reperti più significativi e redazione di tavole cronotipologiche, analisi dei reperti collegati alla lavorazione dei metalli». (a.f.)

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