Il Tirreno

Grosseto

Ucciso a colpi di bastone: fermato un parente

Francesca Gori
Ucciso a colpi di bastone: fermato un parente

Grosseto, svolta nel giallo dell’assassinio di Antonio Tucci: sarebbe stato un familiare preso in un paese vicino a Roma

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GROSSETO. Il cerchio si è chiuso nella mattina di giovedì 10. L'uomo sospettato di aver ucciso Antonio Tucci, il pensionato di 71 anni trovato con la testa sfondata da diversi colpi sul pavimento della sua cucina è stato fermato con l'accusa di omicidio in un paese alla periferia di Roma e portato a Grosseto. Potrebbe essere stato il bastone che usava per camminare quando usciva di casa l'arma utilizzata per uccidere il pasticcere di Castellammare di Stabia, trovato domenica pomeriggio con il cranio sfondato nella cucina del suo appartamento dove viveva a Castel del Piano.

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Sono bastati pochi giorni di indagini, coordinate dal procuratore capo Raffaella Anna Maria Capasso e dal sostituto Laura D'Amelio, per dare un nome e un volto all'uomo. Quattro erano le piste seguite dalla Procura che aveva affidato le indagini ai carabinieri che da domenica pomeriggio si sono messi al lavoro.

Sono serviti i sopralluoghi dei militari del Ris nell'appartamento di Castel del Piano dove l'uomo è stato trovato morto da una nipote e dalla donna che gli prestava assistenza domiciliare. E sono servite le informazioni raccolte tra la Maremma e la capitale dove gli investigatori sono andati dritti in un paese che si trova a pochi chilometri da Roma. Ad uccidere Antonio Tucci sarebbe stato un congiunto di Antonio Tucci che ha fatto centinaia di chilometri per arrivare sull'Amiata, uccidere l'uomo e poi tornare nella capitale.

È ancora tutto da chiarire il perché di questo omicidio. Dalla casa del pensionato sono spariti pochi soldi, forse un orologio e qualche piccolo gioiello. Ricordi d'oro che l'uomo custodiva nella sua camera, non certo oggetti di valore. E il suo cellulare. Un bottino magro. La casa del pensionato, quando la donna che lo accudiva ha aperto la porta, era sottosopra. C'erano giornali per terra, nel corridoio e la camera era a soqquadro. La caccia all'omicida è cominciata subito, domenica pomeriggio. I carabinieri hanno cercato l'arma del delitto anche nei cassonetti del Piazzone, a Castel del Piano. Oltre ai guanti e agli indumenti che chi ha ucciso Tucci poteva aver indossato il giorno dell'omicidio. Anche se non aveva lasciato troppe tracce, gli investigatori sono arrivati al nome del congiunto del pensionato quasi subito. Il pensionato non avrebbe aperto la porta della sua abitazione a chi non conosceva. E su quella porta i carabinieri non hanno trovato segno di effrazione. Antonio ha aperto la porta all'uomo che lo ha ucciso. Un suo familiare che potrebbe aver avuto le chiavi dell'appartamento oppure potrebbe essere entrato proprio dopo aver suonato al campanello della palazzina. A Castel del Piano la notizia del fermo ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli abitanti. In molti si sono domandati se la persona che aveva ucciso l’invalido si nascondesse nel borgo amiatino. La soluzione del puzzle, invece, era a centinaia di chilometri di distanza.

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