Il Tirreno

Grosseto

il commento

Ascoltare chi guarda al futuro

di EMILIO GUARIGLIA

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. C’è voglia di fare, a Grosseto. A forza di evocare i virtuosi modelli europei – le famose città “dove tutto funziona” – più di qualcuno ha finalmente capito che il problema non è solo nella qualità e nelle scelte degli amministratori, ma anche nell’indole e nei comportamenti degli amministrati. Insomma, comincia a essere chiaro che la cura dei beni comuni spetta anche, se non addirittura soprattutto, ai cittadini. A tutti i cittadini, nessuno escluso.

Così, dopo decenni di “piove, governo ladro”, tanti hanno deciso di rimboccarsi le maniche e agire. E in particolare di farlo proprio ora, in questi tempi strani, quando la luce in fondo al tunnel della crisi è poco più di una fioca fiammella: il desiderio di affrettare il passo verso l’uscita è diventato necessità; tanto che invece di fermarsi a recriminare sulle colpe di questo o di quello molti preferiscono tirare dritti, con o senza “la politica”.

Il vecchio ospedale nel centro storico di Grosseto non c’è più. Questo è un dato di fatto, così come sono un dato di fatto i vuoti da riempire dentro, sopra e fuori dalle Mura medicee per ridare futuro alla città e ai suoi abitanti. Possiamo continuare a lambiccarci sulle responsabilità di tutto questo (peraltro trasversali e decennali), oppure impegnarci per cambiare le cose. Le iniziative di cui si racconta in queste pagine (due fra le tante) vanno nella seconda direzione.

In tempo di campagna elettorale è un segnale che i “candidati” farebbero bene a non trascurare. I cittadini hanno bisogno di idee, di progetti, di programmi. Vogliono “un sogno per agganciare l’aria di ripresa”, come ha detto il sondaggio commissionato dal Pd.

La sensazione è che non basterà brandire, nei prossimi mesi, il tema pur importante della sicurezza per convincere e vincere. Servirà ben altro.

I fatti terribili di queste ultime settimane – tre omicidi in Maremma, tutti quasi certamente maturati in ambito familiare – mostrano che il “nemico”, il “mostro”, non viene (o non viene soltanto) da fuori. Il “mostro” ce lo coltiviamo anche in casa, fatto di disagio, ludopatie, dipendenze, noia. Ragazzini (italiani doc) che lanciano sassi dalle Mura o dai cavalcavia, teppistelli (italiani doc) che si ubriacano e trasformano la movida in Far West...

Chi oggi si pone il problema di immaginare nuovi spazi di socialità, aggregazione, impresa dentro e fuori il centro storico ha già fatto un passo avanti decisivo. Un passo strategico che nessuno può ignorare.

Non importa se alcune di queste idee resteranno tali, quel che conta è ascoltarle, ma ascoltarle davvero. Quel che conta è farsi contagiare, tutti: politici, certo, ma anche imprenditori, commercianti, professionisti. E pure i famosi “cittadini”, compresi quelli (troppi) che se le idee non le hanno avute loro, quelle sono per forza idee sbagliate.

Tutti a borgo Tripoli, dunque, e all’orto dell’ex ospedale. A vedere, capire, discutere, imparare, criticare. Sognando una campagna elettorale in cui si parli meno di carriarmati per le strade e più di strade piene di gente, di turisti, di economia, di vita. Ci riusciremo?

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa