Il dolore
Terme, maxiparcella all’avvocato
Il Municipio stanzia 19.000 euro per il ricorso in Cassazione della società
GROSSETO. Non hanno mai stillato neanche una goccia d’acqua calda ma le – mai realizzate – terme di Roselle, alle porte di Grosseto, continuano a far sgorgare soldi dalle casse pubbliche.
Il Comune di Grosseto deve tirare fuori altri 19.000 euro per difendersi in Corte di Cassazione dopo l’ennesimo ricorso della Rosellae Thermae. Che, non paga dei 481.000 euro che il Municipio le deve versare, come ha stabilito la Corte d’appello, il 4 aprile 2014, ha presentato ricorso in Cassazione proprio contro quel giudizio. Secondo la società, i soldi che il Comune avrebbe dovuto versarse ammontano alla cifra da capogiro di 15 milioni di euro.
La notizia non è nuova. Il ricorso è stato notificato al Comune poco più di un anno fa (il 17 settembre 2014). Trascorso un anno – i tempi della giustizia questi sono – il 3 dicembre scorso il funzionario per gli Affari legali ha dato mandato di impegnare 19.032 euro quale parcella per l’avvocato Francesco Massimo Pozzi di Firenze. A tanto, infatti, ammonta il preventivo di notula dell’avvocato.
Spese su spese, insomma, per una vicenda che si trascina da anni e che ha lasciato sul campo l’enorme brutto scheletro di quello che doveva essere il centro termale grossetano sognato dall’ex sindaco Alessandro Antichi.
Erano i primi anni Duemila quando l’allora sindaco di centrodestra vuole costruire un grande centro termale a Roselle. L’investimento previsto dalla società Rosellae Thermae è di 60 milioni. Nel 2004 viene stipulata la convenzione tra Comune e società che prevede l’ampliamento dell’area in concessione senza però la preventiva variante allo strumento urbanistico che doveva servire a cambiare destinazione all’area. Il Comune assicura alla Rosellae Thermae che i tempi sarebbero stati stretti e dunque la società avvia il progetto. Ma la giunta Antichi-Bellettini non arriva mai ad approvare la variante e l’amministrazione Bonifazi, subentrata nel 2006, la fa cadere. Il progetto preliminare non viene mai approvato e la società presenta i danni: 11 milioni di euro.
Si tenta la via del lodo arbitrale che, nel 2011, dà ragione al Comune, annulla gli 11 milini di danni e prevede, per lasocietà, solo un risarcimento da 441.000 euro che tra interessi e voci varie finisce per essere di 481.000 euro. La società fa appello ma lo perde; la Corte d’Appello conferma il lodo. E dunque l’ultimo tentativo in Cassazione. Dove il Comune sarà rappresentato dall’avvocato Pozzi. (f.f.)
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