Attenzione
Pizzetti, il Comune difende la sua linea «Le coop sapevano»
Dopo l’attacco del M5s il sindaco respinge l’accusa di malafede contrattuale. E ripercorre le tappe della vicenda
GROSSETO. Le cooperative che hanno costruito gli appartamenti del Peep Pizzetti a Grosseto erano state informate dal Comune che c’era un contenzioso in corso con le sorelle Cavalli, proprietarie dei terreni. E comunque, visto che il ricorso era già aperto, la stima della commissione provinciale espropri che ha fatto lievitare la cifra dovuta alle proprietarie è stata ininfluente. Così il sindaco Emilio Bonifazi, brandendo la relazione del dirigente comunale Nazario Festeggiato che ricostruisce la vicenda Peep, difende l’operato del Municipio e respinge le accuse mosse dal M5s. «Cosa vuol dire “malafede contrattuale”? Questa cosa va chiarita: il Comune ha sempre agito correttamente e la ricostruzione dei vari passaggi lo dimostra», spiega Bonifazi.
Il Comune ha appena versato alle Cavalli la prima delle tre rate per saldare i circa 7 milioni di euro di conguaglio per l’esproprio di parte dei terreni del Peep, pattuiti con la transazione – ratificata dal Comune il 17 novembre – che ha azzerato anni di cause in tribunale.
Il Peep Pizzetti, si legge nella relazione, nasce il 30 giugno 1997 quando il consiglio comunale approva il piano di zona decennale delle aree Peep compresa quella di Villa Pizzetti. Il 5 giugno 2007 l’ufficio per gli espropri determina in via provvisoria le indennità spettanti ai proprietari dei terreni, Guglielmini, Pallini, Magistelma e Cavalli. Tra maggio e ottobre 2008 i primi tre accettano indennità da 90,15 a 223,29 euro al metro quadro.
Il 25 giugno 2008 il Comune notifica anche alle Cavalli il decreto di esproprio per i loro terreni, quasi 67.000 metri quadrati (il 51% di tutto il Peep), fissandolo a 8 milioni di euro. Ma le proprietarie, il 25 luglio 2008, fanno ricorso alla Corte di appello. Il 24 ottobre 2007, infatti, la Corte Costituzionale stabilisce che i terreni destinati a finalità sociali vanno espropriati secondo prezzi di mercato. E a fine 2008 le indicazioni della Corte vengono legittimate nella Finanziaria. Le Cavalli sostengono di avere diritto ad almeno il doppio.
«Prima che venisse presentato il suddetto ricorso – scrive Festeggiato – il Comune il 11 luglio 2008 aveva rimesso la valutazione della indennità definitiva di esproprio alla competente commissione provinciale che determinò, il 15 ottobre 2008, un valore unitario di 223,29 euro al mq. Nel frattempo, il 29 settembre 2008, fu firmata la convenzione di cessione delle aree tra il Comune e l’Atic».
La convenzione, dunque, è stata firmata 15 giorni dopo la valutazione della commissione. «Poiché le sorelle Cavalli avevano impugnato già il 25 luglio il decreto di esproprio – prosegue la nota – è risultato del tutto ininfluente, ai fini della firma della convenzione di cessione, quello che sarebbe stato il responso della commissione provinciale espropri, notificato al Comune in data 15 ottobre e nei confronti del quale le sorelle Cavalli, il 10 novembre, presentarono un secondo ricorso».
Un punto importante, sul quale il M5s ha criticato il Comune, è che nella convenzione non si faccia cenno al contenzioso in atto. Insomma, Il Comune avrebbe taciuto alle coop (e quindi agli acquirenti delle case) che c’era il rischio di dover pagare un extra molto sostanzioso per l’esporprio dei terreni. Su questo però la ricostruzione degli uffici è diversa: nella convenzione era evidenziata «a più riprese l’esistenza del contenzioso per la definizione del valore finale dei terreni». E inoltre «le coop erano state avvisate con comunicazioni dal febbraio/ottobre 2008 sugli sviluppi della procedura espropriativa», tanto che a inizio 2012 davanti al giudice Prima Casa, Serenissima e Cograe hanno condiviso le posizioni del Comune.
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