Il Tirreno

Grosseto

La guerra della veranda da tre anni in tribunale

di Alfredo Faetti
La guerra della veranda da tre anni in tribunale

Gavorrano, da tempo il Comune ritiene il locale del ristorante fuori norma Dopo un cambio di proprietà ora l’ennesimo capitolo: il Tar dà ragione all’ente

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GAVORRANO. Tre anni di battaglie legali, due amministrazioni comunali e un commissario prefettizio, quattro pronunciamenti da due diversi tribunali: tutto per una veranda. E ancora non è detta che questa sia la fine.

È una saga che non si esaurisce quella del ristorante al Filare, il piccolo crocevia che porta a Gavorrano paese, dove pubblico e privato si sono dati battaglia dal 2012, benché gli attori siano sempre cambiati.

Il nocciolo della questione è la veranda del locale, ritenuta un abuso edilizio da parte degli uffici comunali, che emisero un’ordinanza per farlo demolire.

L’allora proprietà, però, si oppose a questa decisione, portando il Comune fino ai banchi del Consiglio di Stato, per poi soccombere.

Ma quando è arrivata l’ultima sentenza, il ristorante era passato di mano e la storia è ripartita dall’inizio.

Nei giorni scorsi, però, il Tar ha confermato che si tratta di un abuso edilizio.

Sono passati tre anni da quando è iniziata la baruffa gavorranese che ha poi attraversato tutti i momenti topici della recente storia mineraria.

Partiamo dall’ordinanza: classifica la struttura come un abuso edilizio, arriva nel marzo 2012 e a firmarla è il responsabile del settore politiche ed economia dell’ente, perché in quel periodo non c’è nessuno alla guida dell’amministrazione.

Sono stati quindi gli uffici a prendere in mano la vicenda, raccogliendo le lamentele raccolte da una residente. Il primo round in tribunale se lo aggiudica il Comune.

«Nessun titolo abilitativo risulta essere stato mai rilasciato dal Comune per l’installazione di “struttura fissa a carattere non temporaneo” alla cooperativa» recita la sentenza del Tar. Il ricorso de La Colonna infatti si basava sul fatto che una struttura ricoperta di edera (un pergolato, insomma) era presente nel bar da tanti anni e che quindi non poteva trattarsi di abuso edilizio.

In realtà le autorizzazioni rilasciate al vecchio proprietario da cui la cooperativa ha rilevato l’attività erano temporanee. Ergo, non valide per realizzare nuove opere. La vicenda va avanti fino al Consiglio di Stato e l’estate scorsa arriva il colpo di scena, quando viene accolta la sospensiva e rimandata la demolizione. Un verdetto solo rimandato, dato che nel marzo 2014 arriva la sentenza definitiva che respinge in pieno il ricorso presentato da La Colonna, sulla base di autorizzazioni scadute e mai rinnovate sull’allestimento della veranda. Intanto però succede qualcosa: il ristorante passa di mano. La Colonna cede l’immobile (abuso compreso) alla società Pem, la quale si oppone alla nuova ordinanza del Comune, che gli impone di eseguire ciò che non ha fatto la precedente proprietà, ossia ripristinare la veranda. Ma anche la Pem impugna il provvedimento amministrativo e come nel primissimo capitolo di questa saga il ricorso al Tar viene respinto. Da capire adesso se la storia finisce qui oppure se la società porterà il Comune davanti al Consiglio di Stato.

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