Sicurezza
Dal primo gennaio lavoratori dimezzati
A palazzo Aldobrandeschi resteranno solo 236 dipendenti e un dirigente. «Rimarremo in pochi e non avremo vita facile»
GROSSETO. Dal 1º gennaio 2016 la Provincia di Grosseto avrà la metà dei dipendenti attuali, trecento persone in meno in organico rispetto al giorno in cui il Governo Renzi, in gran fretta, attivò la riforma delle Province.
La Toscana è stata una delle prime regioni italiane a prevedere la ridistribuzione delle funzioni in base al riordino delle Province. Agricoltura, difesa del suolo e manutenzione della viabilità regionale saranno affidate a Firenze.
Definiti anche i numeri dei dipendenti che passeranno all’ente regionale. Per Grosseto sono 137 più 6 trasversali, in totale 143. Tra questi i dirigenti Fabio Fabbri e Renzo Ricciardi, rispettivamente a capo di agricoltura e difesa del suolo.
Un venti per cento dei cinquecento dipendenti impiegati in Provincia ai tempi di Marras presidente (solo un anno e mezzo fa) verrà pensionato o prepensionato. Tra i nomi più noti già usciti o in uscita quelli del comunicatore e responsabile Urp Massimo Cipriani e del dirigente Giampiero Sammuri.
I dipendenti che non cambieranno casacca saranno alla fine circa duecento. Solo duecento. Nella maggior parte dei casi si tratta di cantonieri, operai. A palazzo Aldobrandeschi resterà un solo dirigente (la dottoressa Silvia Petri) che dovrà garantire quello che prima veniva svolto da otto dirigenti.
Il direttore generale Emilio Ubaldino (che è dipendente del Ministero dell’Interno e non della Provincia), decadrà insieme all’attuale presidente Emilio Bonifazi a giugno e non è detto che il successore si avvalga ancora del suo operato.
«Il punto cruciale – spiega proprio il direttore Ubaldino – è che ad oggi le Province stanno svolgendo ancora tutte le precedenti funzioni assegnate e nel 2016 le cose non cambieranno di molto, perché è previsto un periodo di transizione lungo un paio di anni prima che la Regione e i Comuni siano in grado di operare sul territorio». Insomma un imponente trasloco il cui esito in termini di qualità dei servizi erogati e costi finali è ancora tutto da verificare. «Quello che sappiamo – prosegue Emilio Ubaldino – è che nel 2016 continueremo a lavorare (più di prima), anche se i meriti li prenderanno altri…Al primo gennaio restano ufficialmente 236 persone, ma nel giro di qualche mese scenderemo ancora. Ci saranno 10-11 persone che andranno al Comune di Grosseto, oltre a quelle già transitate con il trasferimento delle funzioni e delle attività che si legano al turismo e all’osservatorio sociale, un’altra ventina riteniamo che possano andare ad altri Comuni. Rimarremo in pochi e soprattutto non avremo vita facile, non potendo contare su finanziamenti sufficienti a garantire i servizi essenziali».
Poi la parola passa al presidente Bonifazi: «Nel 2016 probabilmente riusciremo di nuovo a sbarcare il lunario, poi nel 2017 – è matematico – il dissesto. Ma la condizione necessaria al pareggio di bilancio, anche per l’anno a venire, è che lo Stato o qualche facoltoso privato acquisti i più bei gioielli del patrimonio immobiliare pubblico. Nel 2017, stante il regime dei prelievi statali, non ci saranno soldi per pagare gli stipendi, ma neppure per scuole e strade. Dunque, siamo in mezzo al guado della riforma istituzionale ma l’acqua è alta e tenere la barca in equilibrio verso un approdo sicuro non è cosa semplice. Roma dovrà dirci al più presto cosa intende fare perché qui, ridendo e scherzando, abbiamo da mantenere 1830 chilometri di strade, quaranta plessi scolastici e diversi servizi culturali legati a musei e scuole. Insomma il personale ci vuole. E anche le risorse». La fase di limbo sarà ancora lunga.
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