Finanza
Autopsia e Ris per dare nome all’assassino
La Procura seguirebbe una pista precisa Il ricordo della nipote di Antonio Tucci
CASTEL DEL PIANO. Una pista ci sarebbe. Una pista che la Procura starebbe seguendo per arrivare a risolvere un caso che ha messo sottosopra la città di Castel del Piano, quello della morte di Antonio Tucci, il pensionato di 71 anni trovato nel suo appartamento al pianterreno della bifamiliare al numero 13 che si affaccia sul Piazzone.
Il procuratore capo Raffaella Capasso e il sostituto procuratore Laura D’Amelio stanno coordinando le indagini e anche ieri, per tutto il giorno, i carabinieri del Ris di Roma sono stati dentro l’abitazione dell’uomo, a isolare tracce e a passare al setaccio tutto quello che è rimasto nell’appartamento. Tutto quello che è stato cristallizzato, una volta portata via la salma di Tucci, sulla quale oggi si svolgerà l’autopsia.
Ci sono alcune domande alla quale ora la Procura dovrà tentare di dare delle risposte: chi, e perché, ha ucciso il pensionato? È stato un tentativo di furto o rapina finito male? Antonio conosceva l’uomo o la donna che lo avrebbe colpito più di una volta con un bastone o con un altro oggetto contundente, alla testa?
Ieri a Castel del Piano, su quel Piazzone, le domande delle persone che abitano nel borgo amiatino erano sempre le stesse. Come le fermate, su quella panchina che si trova proprio di fronte all’abitazione dalla quale Tucci non usciva mai. Restavano fermi lì, gli abitanti di Castel del Piano, a guardare il lavoro del Ris, dei carabinieri specializzati arrivati da Roma in investigazioni scientifiche che ogni tanto uscivano dalla porta per prendere del materiale nel loro furgone, con la loro tuta bianca indosso. A salutare i militari che stanno di piantone alla casa, giorno e notte, da domenica pomeriggio quando è stato trovato il corpo senza vita del pensionato originario di Castellammare di Stabia che aveva scelto il paese dell’Amiata come buen retiro dopo essersi accompagnato con una donna che aveva alcuni parenti proprio lì. Poi, dopo la morte di Iva Lorenzoni, Tucci aveva cambiato casa ed era andato a vivere nell’appartamento al pianterreno nella piazza centrale del paese.
Domenica pomeriggio, però, qualcuno è entrato in quell’appartamento. Sulla porta non sono stati trovati segni di effrazione. E questo può soltanto significare due cose: chi è entrato in quella casa aveva le chiavi oppure conosceva Antonio che ha aperto al suo assassino.
Ma perché uccidere un invalido che non usciva mai da casa e che non aveva soldi? Che aveva una grande passione per la musica, per la lirica e per la canzone napoletana e che nella sua camera aveva solo qualche trentatré giri?
Sono tanti i punti ancora oscuri in questa vicenda che ha bagnato di sangue il primo ponte pre natalizio sull’Amiata.
La musica di una fisarmonica ieri ha rotto il silenzio del Piazzone. Le note di una canzone di Natale hanno fatto il paio con le persone del borgo che lunedì sera sono andati a portare una fetta di panettone ai carabinieri rimasti al freddo davanti alla casa.
In un posto come Castel del Piano funziona così. E un’aggressione come quella subita da Antonio Tucci non rientra certo nell’immaginario collettivo di chi abita un luogo come quello. Al Piazzone non ci sono nemmeno le telecamere di videosorveglianza che potrebbero agevolare le indagini degli investigatori. Ma c’è il passaparola, a volte preziosissimo. Qualcuno, già lunedì, sosteneva di aver visto un uomo con un trolley al seguito uscire domenica pomeriggio da quell’abitazione. Una segnalazione, questa, che dovrà essere verificata e che, se fosse vera, potrebbe rappresentare la chiave di volta di questo giallo che da domenica ha incollato gli abitanti di Castel del Piano alle panchine del Piazzone.
Ieri, intanto, è stato il giorno del dolore per i familiari di Tucci. La nipote, Maria Cristina Orlando che vive a Genzano, nella zona dei Castelli romani, ha dedicato un ricordo allo zio. «Puoi dispiacerti tanto per ciò che accade agli altri, ma quando ciò accade a te hai l'impressione che faccia sempre più male. Riposa in pace», ha scritto la ragazza sul suo profilo Facebook. Un post fatto con il cuore e accompagnato da una vecchia fotografia in bianco e nero dello zio. La stessa che l’uomo aveva scelto per il suo profilo, quello utilizzato per mantenersi in contatto con i suoi familiari.
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