Il Tirreno

Grosseto

Crasm, tra gli indagati anche l’ex presidente Wwf

Crasm, tra gli indagati anche l’ex presidente Wwf

A Rocco e ad Aloisi viene contestato anche il maltrattamento di animali per un pitone reticolato trovato morto nel terrario a causa del freddo

3 MINUTI DI LETTURA





SEMPRONIANO. Tra le contestazioni c'è anche quella di maltrattamenti. E' quella relativa al un pitone reticolato, trovato morto nel terrario. Morto di freddo, perché la corrente elettrica era andata via: il centro avrebbe dovuto possedere un meccanismo tale da far subentrare automaticamente il motore del riscaldamento, secondo l'accusa.

Sono sette le pagine nelle quali il sostituto procuratore Salvatore Ferraro ha riassunto le 140 pagine finali della relazione del corpo forestale sui presunti illeciti commessi a Semproniano. Undici faldoni, ottomila pagine di documenti, relazioni, accertamenti, sequestri. Ci sono Massimiliano Rocco (Wwf Roma) e Marco Aloisi (Crasm), i primi due iscritti nel registro degli indagati: ed è su di loro che si concentra la maggior parte dell'avviso di fine indagini. C'è anche Stefano Leoni, che del Wwf è stato presidente tra il 2009 e il 2013. Ci sono anche due forestali del Cites di Roma, l'organismo che si occupa del controllo del traffico internazionale degli animali.

Quello dei maltrattamenti contestati ad Aloisi e Rocco è comunque solo una parte, e nemmeno la più rilevante dal punto di vista della gravità dei reati, che viene contestata dalla Procura. I due sono indagati per peculato, cioè per essersi in qualche modo avvantaggiati di un bene che era nella disponibilità di un'autorità pubblica. Così la Procura inquadra lo spostamento senza autorizzazione degli animali.

A Leoni viene contestata solo la mancanza di una dichiarazione di idoneità di alcune gabbie, così come regolata da una legge speciale sul Cites.

L'avvocato Roberto Burzi, che difende il Wwf, è pronto a far interrogare Rocco e a inviare memorie. «La custodia è rimasta inalterata - osserva il legale - Gli animali indicati sono stati tutti ritrovati. C'è stato, caso mai, un disguido burocratico, non un tornaconto personale: gli investigatori hanno esaminato per filo e per segno i conti bancari e non hanno trovato nulla di anomali». Inoltre Burzi fa notare: «Ci sono delle specie di animali che non possono rimanere una accanto all'altra. E non parlo solo di predatori e prede: parlo anche di certe specie di pappagalli che nella stessa gabbia non ci possono stare. Per questo devono essere messe da altre parti. Il centro ha fatto comunicazione al Cites, invece che alla Procura di riferimento, cioè quella che aveva operato il sequestro».

C'è anche altro: «Se non ci fossero strutture come il Crasm - fa osservare Burzi - non ci sarebbero strutture dove le forze dell'ordine potrebbero portare gli animali. Così si mette in crisi un'associazione che ha svolto questo ruolo encomiabile. E lo ha fatto a proprie spese. E' un posto conosciuto a tutta Italia, il ministero lo ha comunicato a tutte le Procure d'Italia proprio con questo obiettivo. Ha dato e sta dando un contributo serio alla lotta al traffico di animali esotici». (p.s.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa