Sicurezza
«L’inceneritore è vecchio» I sindaci fanno ricorso
Stella e Benini pronti a impugnare le nuove autorizzazioni rilasciate dalla Regione I lavori di adeguamento non sono stati fatti e la società ha difficoltà economiche
SCARLINO. Quell’impianto è «vecchio», «insostenibile per una zona già compromessa», «inaffidabile», viste le 1.081 fermate in 1.500 giorni. Senza contare poi l’assetto societario, alle prese «con una situazione economica che chiamare critica è dir poco». Ce ne sono di motivi per impugnare le nuove autorizzazioni dell’inceneritore del Casone, secondo i Comuni di Follonica e Scarlino, dall’impatto che questo può avere su un’area già provata da «industrie e inquinamento» fino «ai limiti riscontrati nell’impianto stesso».
Parole dei due sindaci, rispettivamente Andrea Benini e Marcello Stella, che dai loro ricorsi al Tar allargano lo sguardo su tutto il polo scarlinese. Entrambi hanno fatto inserire dal legale (lo stesso, lo studio Luciani di Roma, che già li aveva accompagnati nell’inchiesta pubblica) la richiesta direttamente alla Regione di dare il via a un monitoraggio costante su tutte le attività in essere nella Piana del Casone e di istituire il registro dei tumori. Ovviamente, a far maggior rumore è il Comune di Scarlino, sede d’impianto, che per la prima volta presenta un ricorso contro Via e Aia rilasciate a Scarlino Energia. Alla conferenza stampa sono presenti il sindaco Marcello Stella e gli assessori Luca Niccolini e Arianna Picci: tutti espressione anche della scorsa amministrazione, quella di Maurizio Bizzarri. Così chiediamo cosa sia cambiato oggi rispetto a ieri. La risposta di Stella è secca e precisa: «a tutto c’è un limite; dopo aver visto situazioni critiche mai risolte». Il riferimento è a quegli ammodernamenti da tempo richiesti dagli enti alla società e mai arrivati. «Il nostro non è un ricorso demagogico – dice Niccolini – ma esprime tutte le nostre perplessità legate a questo impianto, le solite espresse durante l’inchiesta pubblica e la conferenza dei servizi». Il punto sono le difficoltà dell’inceneritore a garantire una continuità di marcia: difficoltà certificate prima della chiusura, a cui la Regione Toscana ha ordinato di provvedere quando ha rilasciato le autorizzazioni. Ma le prescrizioni ancora non sono state realizzate, tant’è che l’inceneritore difficilmente riuscirà a ripartire prima del 2016. «Anche la situazione economica societaria dà qualche perplessità – riprende Stella – Parliamo di numeri alti (debiti ndc) che fanno riflettere». C’è anche l’aspetto politico da valutare a Scarlino, dove il Pd (in maggioranza) non sempre ha preso posizioni chiare sull’argomento. O almeno questo avveniva prima. «Il Pd scarlinese – dice oggi Niccolini che è espressione del partito – ha espresso chiari dubbi sull’impianto prima in commissione ambiente e poi a livello comunale e provinciale». Follonica, capofila in questa battaglia, dal canto suo è ben felice di avere un alleato. «La contrarietà all’incenerimento non è della giunta, ma di tutta la città» dice Benini. «È insostenibile un’altra attività di questo tipo in una zona che ha già passato tutti i limiti, su cui sono stati fatti pochissimi investimenti, lasciando l’inceneritore un impianto inaffidabile».
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