Il Tirreno

Grosseto

L’Ato convenziona l’impianto? Anche Manciano dice no

L’Ato convenziona l’impianto? Anche Manciano dice no

Un altro Comune contro l’ipotesi di partecipazione pubblica: il consiglio vota unanime l’altolà. «Prima ci dimostrino il valore tecnico e ambientale dell’operazione»

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Anche il Comune di Manciano dice no all’inceneritore di Scarlino e mette un altro mattone sul muro che già Follonica e in parte Arcidosso stanno costruendo per tenere alla larga la possibilità che il debito da 60 milioni di euro della Scarlino Energia, la società proprietaria dell’inceneritore, finisca per essere pagato dai cittadini nella loro bolletta.

Il consiglio comunale mancianese ha approvato all’unanimità (assenti due consiglieri di maggioranza e uno di minoranza, tutti giustificati), una mozione presentata dall’assessore all’Ambiente Antonio Camillo che impegna l’amministrazione a chiede all’Ato rifiuti Toscana sud «su quale studio e quali considerazioni tecnico analitiche è stato fondato il giudizio di economicità e interesse ambientale verso una possibile cogestione dell’inceneritore di Scarlino». Una mozione simile l’ha approvata già il consiglio di Follonica mentre ad Arcidosso il consigliere di minoranza Corrado Lazzeroni ha presentato sul tema un’interrogazione al sindaco, accolta tiepidamente.

La mozione dell’assessore Camillo chiede all’amministrazione di Manciano anche di promuovere fra i sindaci dei comuni limitrofi la stesura di una lettera congiunta da inviare ad Ato nella quale motivare i rischi e contrarietà al prefigurato ruolo nella gestione dell’inceneritore di Scarlino.

Tutto nasce nel luglio 2014 quando il presidente dell’Ato, Nazzareno Betti, in una lettera ai sindaci dei 104 comuni delle province di Grosseto, Siena e Arezzo, li invita a «ripensare alla termovalorizzazione», tenendo conto «della presenza dell’impianto di Scarlino, attualmente in funzione ma non convenzionato con Ato sud, che potrebbe essere convenzionato». Betti invita i sindaci anche a fare una «riflessione globale sull’impiantistica termica dell’intero sistema regionale con effetti sicuramente interessanti sotto il profilo ambientale ed economico». Infine invita i sindaci a «pensare alla possibilità di inserire gli impianti nel perimetro di gara, al fine di accelerare il processo di arrivo a una gestione unitaria dei rifiuti eliminando una serie di contraddizioni finanziarie e di governo del sistema». Insomma, i sindaci l’hanno avvertita come un’apertura alla possibilità di accogliere l’inceneritore di Scarlino nel perimetro del piano interregionale dei rifiuti, cioè, in altre parole, di convenzionare l’inceneritore e farlo entrare una partecipazione pubblica nell’inceneritore.

Senonché per Manciano – e prima ancora di Follonica – ci sono due ordini di problemi. Il primo è che incenerire i rifiuti presuppone avere del cdr (combustibile da rifiuto) e il cdr si fa dai rifiuti indifferenziati. Ma le norme nazionali ed europee, oltre che il buon senso, impongono che i rifiuti vadano differenziati e recuperati, perché abbiano meno impatto sull’ambiente e, una volta trattati e rivenduti come materie prime, coprano le spese di raccolta e trattamento.

Il secondo problema è tutto interno all’inceneritore scarlinese. La società ha un debito di oltre 60 milioni di euro, va verso una procedura di concordato, è rimasto fermo per 1081 giorni su 1548 a causa di incrostazioni, problemi di fluidificazione dei forni, formazione di scorie e l’energia termica convertita in elettrica sarebbe molto inferiore rispetto a quella convertita di norma da un termovalorizzatore.

«Le dichiarazioni di Betti fanno intendere che l’inceneritore abbia “valore tecnico e ambientale”. Bene, dimostratecelo. Dimostrateci questa valenza nel ciclo rifiuti della zonas sud», dice Antonio Camillo.

Per l’assessore mancianese l’eventuale partecipazione pubblica per l’inceneritore sarebbe una «scelta sciagurata» che comporterebbe «rischi ambientali» per la «dimostrata inefficienza dell’inceneritore» ma soprattutto farebbe correre ai cittadini il rischio che gli oltre 60 milioni di euro di debito della Scarlino Energia vengano ribaltati in tariffa. «È un’azienda privata – dice – i suoi debiti sono affari suoi».

Camillo se la prende anche con la Regione: «La sua politica sui rifiuti è un fallimento, lo certifica l’Ispra. La provincia di Grosseto è il fanalino di coda. Sono anni che il Comune di Manciano con altri comuni dell’area Grosseto sud chiede un’inversione di tendenza e una programmazione su basi scientifiche e in armonia con le direttive europee. Non ha mai ricevuto risposte, né da Ato né dalla Regione».

Ma perché Manciano si sveglia solo oggi? «È vero – prosegue Camillo – è passato oltre un anno dalla lettera di Betti. Forse ce ne siamo resi conto tardi. Ma ora vogliamo dire la nostra. Secondo me questa è la chiusura del cerchio della convenzione capestro del 2005, ribadita nel 2012, che obbliga a produrre indifferenziata e a pagare le penali. Ato e Sei dicono che bisogna rispettare i dati della differenziata ma poi tutte le azioni conseguenti vanno in direzione contraria. Non c’è un piano verso il riciclo, perché non si ha la volontà. Ora però basta, devono farla finita».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa