Il Tirreno

Grosseto

Depuratore condominiale Nasce il consorzio Cellane

di Fiora Bonelli
Depuratore condominiale Nasce il consorzio Cellane

Castel del Piano, le ditte della zona potranno gestire la struttura comunale Il capogruppo Coppi: «La sua realizzazione è un valore aggiunto per l’area»

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CASTEL DEL PIANO. Il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci, nella seduta del consiglio del 30 novembre, annuncia la costituzione del consorzio delle Cellane per il depuratore, un traguardo finalmente raggiunto renderà l’area artigianale più attrattiva per chi vuole aprire un capannone artigianale.

«La creazione di un consorzio Cellane che gestisca il nuovo depuratore – spiega Franci – si trascina da tempo. Addirittura con la nascita di Cellane 1 doveva essere costituito il consorzio, obbligatorio peraltro, perché questi impianti in aree industriali devono essere gestiti da chi è insediato nell’area. Nel 2008-2009 la questione si ripropose, ma un bando europeo ci permise una proroga».

Quest’anno, a giugno, a lavori ultimati per il depuratore, fu costituito un comitato promotore per il consorzio che ha lavorato a un bozza di statuto e regolamento e individuato il notaio. Tutte le aziende sono state avvertite con la richiesta di apportare modifiche se necessario alla bozza. Il Comune, in quanto proprietario di un capannone alle Cellane sarà dentro il consorzio come socio e come garante.

«Il depuratore è senza dubbio un valore aggiunto dell’area – dice il capogruppo Pd Alberto Coppi – Le aziende potrebbero essere invogliare a scegliere di aprire a Cellane. È diverso, infatti, per un’impresa costruirsi da sola un depuratore o avere la possibilità di usarne uno in condominio».

Il capogruppo di minoranza Sandro Ginanneschi ha chiesto lumi sulla spesa che ciascuna azienda dovrà sopportare. «Ci sarà una differenza a seconda di quanta acqua ognuno consuma», ha osservato, ricevendo assicurazione del sindaco in questo senso.

Il consiglio comunale non poteva fare a meno, poi, di toccare i tasti dolenti dell’attuale scenario amministrativo. Prima di tutte la questione del distretto sanitario amiatino, destinato, parrebbe, a scomparire se qualcosa di nuovo non interverrà. E all’affermazione di Ginanneschi («ci si accorge dopo 30 anni che la sanità si sgretola in Amiata»), Franci ha risposto di non essere preoccupato per l’ospedale. «Mi preoccupano i servizi del territorio: assistenza domiciliare, sert e la vasta gamma di prestazioni di cui i cittadini hanno bisogno. Come si garantiranno senza distretto questi servizi? Si rischia di essere assorbiti in un distretto grande dove non conteremo nulla. Andare con la Val d’Orcia?». Insomma, una patata bollente.

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