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le assoluzioni

«Professionisti ignari ditta non colpevole»

GROSSETO. Anche il commercialista Giorgio Mensi, anche il medico legale Roberto Martini, sono indicati dal giudice come alcuni degli «orchestrali» della vicenda penale seguente all’infortunio in cui...

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GROSSETO. Anche il commercialista Giorgio Mensi, anche il medico legale Roberto Martini, sono indicati dal giudice come alcuni degli «orchestrali» della vicenda penale seguente all’infortunio in cui perse la vita Angiolino Bardelli. Ma per loro il giudice non individua responsabilità penali al termine del dibattimento. Perché?

Se Mensi può essere stato a conoscenza dell’infortunio, se non si può escludere che abbia promosso l’inizio della pratica indicando i professionisti necessari alla regolarizzazione, non è detto che «fosse poi consapevole del precipitare degli eventi e dell’ulteriore seguito posto in essere dai committenti e dalla Fanti e delle finalità perseguite», motiva il dottor Puliatti.

«Similmente in tale contesto si inseriva la posizione del dottor Martini», che come in tanti altri casi aveva predisposto «le pratiche per la regolarizzazione del lavoratore così come gli era stato richiesto». A un professionista esperto come lui, che si era anche insospettito come da lui stesso dichiarato, era richiesto «quantomeno di sincerarsi e approfondire prima di procedere». Ma sebbene la sua sia stata una «condotta superficiale», la sua «non può ritenersi censurabile da un profilo penale; si è limitato a utilizzare un modulo peraltro non obbligatorio ove veniva indicato il medico appunto designato, ma non ha certificato alcunché. Né la sola predisposizione dell’appuntamento può integrare l’ipotesi di partecipare al progetto comune. Da escludere, all’esito del dibattimento, anche ogni tipo di responsabilità per la segretaria di Martini, Francesca Benelli «la quale pare essersi limitata a un mero intervento di segreteria, fissando l’appuntamento per un lavoratore così come le veniva richiesto, attenendosi quindi alla prassi». Quello della falsità ideologica in certificati contestata dall’accusa è quindi per il giudice solo in forma tentata.

Le ultime righe sono dedicate all’illecito amministrativo contestato alla ditta Gennari. Il giudice osserva che non vi è traccia di un contratto di appalto con la ditta subentrata. La Mario Gennari srl «assumendo la veste di mera fornitrice del materiale e delle strutture impiegate, non può rispondere ad alcun titolo delle mancanze o delle irregolarità acclarate. Per di più va osservato che la stessa, anche se fosse stata coinvolta sotto il profilo di un subappalto, sarebbe rimasta completamente estranea alle condotte relative al reato presupposto, l’omicidio colposo, non avendo assunto alcuna posizione di garanzia, dati i tempi ristretti, la mancata informazione sul coordinatore e sulla direzione dei lavori, la convocazione ai fini della progettazione, l’assenza di un piano operativo sicurezza». Dunque l’illecito amministrativo contestato alla ditta è stato dichiarato insussistente.

(p.s.)

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