La manifestazione
«Anche il Comune paghi il debito»
Il Comitato dei 101 assegnatari chiede una ripartizione diversa. L’avvocato Fiori: «Colpa della clausola»
GROSSETO. Il debito per gli espropri dei terreni del peep Pizzetti? Deve essere suddiviso tra le famiglie assegnatari degli alloggi, le cooperative e anche il Comune.
A chiederlo è il comitato che riunisce 101 delle circa 400 famiglie assegnatarie, sul presupposto che il Comune abbia commesso degli errori nel gestire tutta la fase delle convenzioni con le cooperative. La delibera con cui il consiglio comunale ha approvato la transazione che congela il debito nei confronti delle proprietarie dei terreni a poco meno di 7 milioni di euro è ormai esecutiva e ciascuna delle famiglie si troverà a pagare tra i 15.000 e i 20.000 euro, somme che di fatto portano il costo complessivo degli appartamenti ai livelli dei costi di mercato, pur mantenendo i vincoli di vendita che gravano sulle abitazioni costruite in aree peep.
«La situazione appare complessa – spiega l'avvocato Claudio Fiori, al quale il comitato si è rivolto – ma guardando le carte è molto più semplice. Se si considerano le date attraverso le quali si è sviluppata la procedura di esproprio è facilissimo verificare che il Comune, quando ha sottoscritto le convenzioni con le cooperative, sapeva perfettamente che stava inserendo una clausola, quella di salvo conguaglio, che non poteva essere inserita, perché il conguaglio non era incerto né sulla sua eventualità né, almeno in linea di massima, sulla sua entità».
L'avvocato Fiori ricorda che il Comune ha firmato le convenzioni con le cooperative il 29 settembre del 2008 e le sorelle Cavalli (proprietarie di parte dei terreni e attuali creditrici nella procedura di esproprio, ndr) avevano già attivato, il 25 luglio di quell'anno, cioè due mesi prima, dinanzi alla Corte d'Appello di Firenze, il giudizio di opposizione alla stima che era stata fatta dal Comune per circa otto milioni di euro. Il Comune stesso – ricorda ancora il legale – il 19 settembre del 2008, cioè dieci giorni prima della stipula delle convenzioni, aveva avuto indicazione, dalla commissione provinciale espropri, che il valore del bene era di oltre 14 milioni.
«Quindi – dice l'avvocato Fiori – quando il Comune ha sottoposto alle cooperative la firma delle convenzioni gli ha fatto firmare una clausola “salvo conguaglio” che, in realtà non poteva essere inserita perché le cooperative dovevano essere messe al corrente del fatto che vi era già un contenzioso e vi erano già due valori in ballo, uno determinato dalla commissione espropri e uno che era quello della richiesta delle sorelle Cavalli» che superava i 25 milioni di euro.
Secondo l'avvocato e i membri del comitato questo atteggiamento del Comune avrebbe interferito pesantemente sulla scelte delle cooperative e, a cascata, anche su quelle degli acquirenti, dal momento che «la convinzione – prosegue Fiori – era che il conguaglio avrebbe coinvolto i vari assegnatari in misura estremamente modesta, tra i 2.000 e i 3.000 euro ad assegnatario, mentre in realtà oggi si richiedono somme che sono difficili da qualificare come conguaglio, a maggior ragione se si tiene conto del fatto che si tratta di edilizia economica e popolare».
Gli assegnatari, però, non rifiutano di pagare almeno una parte del dovuto. «Deve essere chiaro che le persone che rappresento – spiega il legale – vogliono manifestare apertamente la disponibilità a pagare la loro parte, perché hanno accettato un contratto in cui c'era la clausola salvo conguaglio, ma è evidente che questa disponibilità non può non essere concorrente con quella delle cooperative e del Comune che deve fare la sua parte, perché è evidente che ci sono delle responsabilità, e non mi riferisco al Comune inteso come comunità: il carico economico non può andare a danno dell'intera collettività, ma deve essere risolto come danno erariale all'interno dell'ente».
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