Il Tirreno

Grosseto

Abiti patacca, occhio ai controlli

Abiti patacca, occhio ai controlli

Il vademecum di Confcommercio per chi vende vestiti, pelletteria e scarpe. Come evitare le sanzioni

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ORBETELLO. Essere in regola si può. Parola di Ascom Confcommercio Grosseto che ieri ha organizzato un seminario a Orbetello sulla corretta etichettatura dei prodotti; presenti c’erano molti commercianti della cittadina lagunare. Era finalizzato a far conoscere le regole sull’etichettatura dei prodotti tessili e a rispettarle anche per evitare sanzioni.

Il workshop era rivolto a tutte le imprese del territorio che vendono al dettaglio e all’ingrosso prodotti tessili, abbigliamento, calzature e pelletteria. «Non si hanno notizie di controlli – dice Gabriella Orlando, direttore Ascom Grosseto – ma sappiano che gli uffici ispettivi della Camera di Commercio di Grosseto li avvieranno. Saranno sulle etichette dei capi presenti nei negozi al dettaglio. Per questo abbiamo ritenuto che prevenire sia meglio di curare».

Ascom è “Angelo custode” del venditore, anello debole della catena e che subisce, nel caso abbia in negozio un capo non etichettato in maniera conforme alla normativa, sanzioni di qualche migliaia di euro.

Ai commercianti presenti è stato consegnato un “Kit Sos etichettatura”: contiene materiale informativo con tutta una serie di consigli per quando si ordina la merce e in caso di eventuali controlli; per far presente vizi di etichettatura alle aziende fornitrici; per tutelarsi in caso di sequestro dei capi presenti in negozio.

I controlli possono essere eseguiti – ha spiegato Massimo Torti, segretario nazionale Federmoda – dalla polizia locale, dalla guardia di finanza e dalla Camera di Commercio.

A non rispettare la giusta etichettatura sono anche i grandi produttori che, per esempio, non scrivono per esteso e in lingua italiana di cosa è composto un capo di abbigliamento. «La norma dice – spiega Torti – che tutti i prodotti tessili e dell’abbigliamento devono essere messi in vendita al pubblico con un’etichetta di composizione delle fibre scritta in italiano; le percentuale delle fibre presenti devono comparire in ordine decrescente (70% cotone, 25% poliestere, 5% lana). Le etichette devono essere saldamente fissate e visibili». Nella pratica tutto questo non sempre avviene e per questo Ascom e Federmoda hanno invitato i commercianti a verificare le etichette dei loro capi e a fare presente ai fornitori, tramite e-mail, che non sono in regola.

Un comportamento simile per le associazioni, in caso di controlli, sarebbe la dimostrazione che il commerciante ha fatto tutto quello che poteva fare per cercare di essere in regola e evitare salate sanzioni che colpiscono le loro tasche e non chi non ha fatto le etichette in maniera corretta.

I controlli in cui possono incorrere i commercianti non si fermano alle etichette: viene verificata anche la corrispondenza fra i prodotti e quanto scritto sui documenti commerciali. Possono essere fatte anche le analisi del prodotto e può essere sanzionato il commerciante che ha venduto un prodotto con una etichetta “100% lana” e che invece, dopo le analisi, è risultato 95% lana e 5% altra fibra.

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