Il Tirreno

Grosseto

Rinuncia ai domiciliari e torna in cella

di Pierluigi Sposato
Rinuncia ai domiciliari e torna in cella

Scelta coraggiosa di Giuseppe Di Gioia, sospettato di omicidio volontario: a casa sua c’è una situazione difficile

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GROSSETO. Giuseppe Di Gioia è tornato in carcere. No, non c’è stata alcuna svolta nell’inchiesta né l’indagato ha commesso reati nei quattro giorni in cui è rimasto ai domiciliari. Non è evaso da casa sua. È solo che a volte la salvaguardia degli equilibri familiari richiede scelte apparentemente assurde, se viste da fuori. E questo è il caso di Di Gioia, sul quale pende l’ipotesi di aver causato la morte della madre Donata Muccio, 85 anni, alla fine di ottobre, nella casa della donna di via Sauro. La scelta di tornare in carcere è stata tutta sua, avallata dal gip chiaramente. Una scelta che ha richiesto coraggio, senza alcun dubbio. Ieri pomeriggio il 47enne di Albinia è rientrato nella cella di via Saffi da cui, per iniziativa della stessa Procura della repubblica, era uscito appena giovedì.

A casa la situazione era difficile perché era difficile accettare la sua presenza. Era difficile da subito. Di Gioia ci ha pensato un po’, ha provato a parlarne, ha atteso qualche giorno, ha provato a trovare una soluzione diversa, che consentisse contemporaneamente ai familiari di restare sereni e a lui di continuare a godere di quel pizzico di libertà che gli era stato concesso. Si è consultato con gli avvocati Sabrina Pollini e Alessia Ceraolo. I legali si sono messi in movimento ma non è stato possibile per loro trovare una sistemazione diversa, altrove, sempre agli arresti domiciliari. Allora i difensori hanno rappresentato il problema al giudice delle indagini preliminari che ha in carico il caso, cioè il dottor Marco Bilisari. E al gip hanno chiesto, a questo punto, di procedere alla liberazione completa di Di Gioia, in carcere dalla notte successiva alla morte della mamma, quasi quaranta giorni. «Il giudice ha spiegato di non poter accogliere questa richiesta - dice l’avvocato Pollini - almeno in questa fase dell’inchiesta. E ha ritenuto di dover comunque far rimanere in vigore una misura cautelare. Poiché non vi erano domicili dove poter appoggiare la detenzione di Di Gioia, è stato inevitabile decidere per il ritorno in cella».

Una decisione non facile: «Ma l’ha presa serenamente», obietta il difensore. Intorno alle 15 di ieri sono stati presi accordi con i carabinieri e poco dopo l’indagato ha fatto ritorno in cella. Dalla quale potrebbe uscire non appena dovessero cambiare in meglio le condizioni per ottenere di nuovo gli arresti domiciliari.

L’uomo - indagato per omicidio volontario - aveva ammesso la lite con la mamma, sofferente di cuore, ma aveva anche aggiunto di aver avuto paura e di essere scappato quando lei si era sentita male. E, implicitamente, di non averla voluta uccidere.

L’iter per il ritorno in libertà di Di Gioia è già passato per il Tribunale del riesame di Firenze, che sciogliendo la riserva aveva respinto la richiesta di scarcerazione, disponendo la custodia per sessanta giorni (dal 12 novembre scorso). Una decisione contro la quale la difesa ha presentato ricorso in Cassazione. L’udienza di discussione non è stata ancora fissata e verosimilmente i tempi non saranno stretti, con ogni probabilità se ne parlerà dopo Natale. Un Natale che Giuseppe Di Gioia trascorrerà in carcere a meno che non si ripresenti l’occasione per beneficiare di nuovo degli arresti domiciliari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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