Sicurezza
No ai negozi nei capannoni
La variante al piano strutturale non passa, Aurelia Antica ancora nel limbo
GROSSETO. Poteva essere l’atto che avrebbe rivoluzionato il commercio in città. Doveva essere il via libera alla conversione dei capannoni artigianali in negozi, potenzialmente in grado di spostare il baricentro del commercio in periferia e – secondo le intenzioni dei proponenti – capace di dare ai proprietari, strozzati dalla crisi, la possibilità di riempire di affittare i loro fondi a negozianti. E avrebbe anche sanato la situazione imbarazzante per il Comune del centro commerciale Aurelia Antica, che sorge in area non commerciale ma artigianale. E invece la variante al piano strutturale proposta dalla giunta si è arenata: ieri in consiglio la maggioranza di centrosinistra non è stata in grado di raggiungere il numero legale e l’opposizione si è astenuta in blocco. La variante è rimasta nelle mani dell’assessore all’Urbanistica Giancarlo Tei che, già infervorato da una precedente discussione col compagno di partito Stefano Rosini (vedi l’articolo in basso) è esploso in un attacco alle opposizioni.
La variante. Le modifiche al piano strutturale riguardavano diversi aspetti, dalla cancellazione del tetto di 40 posti letto per gli agriturismo alla cancellazione della previsione di costruire la sede della Provincia alla Cittadella dello Studente; dalla possibilità di realizzare alloggi per la guardiania nella zona artigianale di Marina di Grosseto al dimezzamento della percentuale di edilizia residenziale sociale (dal 45 al 25%). La variante conteneva anche una correzione delle modalità di calcolo della Sul (superficie utile lorda) per allinearla ai parametri regionali.
Negozi nei capannoni. L’argomento di più grosso impatto era però quello relativo ai capannoni artigianali che, ad oggi, non possono ospitare negozi. Le uniche cose che ci si può vendere sono i manufatti realizzati nello stesso capannone (per questa norma, ad esempio, il negozio Biscottini dopo anni ha dovuto chiudere). La variante avrebbe dato la possibilità a chi ha un capannone di farci un negozio, o darlo in affitto a un commerciante e dunque di cambiare destinazione d'uso. «Un provvedimento – ha spiegato durante la presentazione Tei – che darebbe ossigeno ai tanti artigiani che con la crisi hanno il capannone vuoto e che permetterebbe di semplificare le procedure, di recuperare immobili e di risparmiare terreno».
L’Aurelia Antica. E tra i tanti capannoni presenti in periferia ce n’è uno in particolare che attendeva questo provvedimento: quello del centro commerciale Aurelia Antica, all’ex fornace Chigiotti. Che sia un centro commerciale pare inutile dirlo. E anche il Tar nel 2012 ha confermato che la società Barghi, proprietaria della licenza, aveva tutto il diritto di realizzarlo. La Barghi, infatti, aveva comprato immobile e licenza commerciale dalla Coop, che inizialmente voleva aprire qui, ma poi ha cambiato idea e si è trasferita al Commendone – dove sta tuttora costruendo il suo centro commerciale – portandosi dietro le licenze. Il Comune però si è scordato di cancellarle dall’ex Fornace e quindi sono rimaste alla Barghi. Sul piano commerciale, dunque, la Barghi ha le carte in regola; sul piano urbanistico, però, l’ex Fornace non è mai stata convertita in area per il commercio al dettaglio. E ancor’oggi a 5 anni dall’inaugurazione rimane l’anomalia.
Il regolamento urbanistico. Per rimediare, il regolamento urbanistico prevede, nell’elaborato Pr_10, articolo 168 comma 4, che l’Aurelia Antica possa essere riconosciuto centro commerciale se realizzerà le infrastrutture previste (tra l’altro, anche un nuovo sottopasso della ferrovia). «Lo stesso ufficio urbanistica – ha spiegato anche Tei ieri – ha però segnalato che c’è contrasto tra l’attuale destinazione d’uso e il piano strutturale, ritenendo questa norma “inopportuna” e proponendo di modificarla. Come giunta abbiamo quindi proposto la variante». Se la variante fosse passata, avrebbe sanato dalla radice la situazione, in modo soft.
La variante non passa. E invece quello a cui si è assistito ieri in consiglio comunale è stato tutto tranne che soft. Al momento del voto la minoranza si è astenuta, non condividendo la la previsione di aumentare le superfici commerciali e di diminuire quelle artigianali, e soprattutto sottolineando che l’Aurelia Antica non ha ancora realizzato le infrastrutture che avrebbe dovuto fare: stando così le cose, dare anche la destinazione commerciale è sembrata una concessione non meritata. La maggioranza, pur votando in blocco, ha raggiunto solo quota quindici voti, compreso il sindaco, a fronte dei necessari diciassette da raggiungere senza il voto del sindaco (erano assenti Treglia, Tonelli, Panfi, Migliaccio, Marchetti e Laurenti). La variante non è passata e Tei è andato su tutte le furie. «Avete anteposto le logiche elettorali agli obblighi verso i cittadini. Non volete che all’ex Chigiotti ci sia un centro commerciale. Per fare le cose contro la Ricci, non pensate alle cose per i cittadini», ha tuonato contro l’opposizione a lavori conclusi, riferendosi a Stefania Ricci, rappresentante della Barghi, e sventolando la sentenza della Corte d’Appello che riconosce la legittimità del centro commerciale e mette un grosso punto interrogativo sulle carte comunali.
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