Sicurezza
Luminari dal mondo a lezione a Grosseto
Partito ieri al Misericordia il nuovo corso di chirurgia robotica
GROSSETO. La scuola internazionale di robotica, che ha sede nei fondi dell’ala nord del Misericordia, possiede un qualcosa di unico e irripetibile di cui paradossalmente è più facile sentir parlare e scrivere all’estero che in Italia. Innanzitutto è pubblica. L’unica in Europa. Ma a fare la differenza è la qualità: le aule, le consolle, le opportunità di sperimentazione (a partire dai modelli animali) volute da Pier Cristoforo Giulianotti e poi accresciute con Andrea Coratti, rappresentano un esempio e un’attrazione. Non è un caso che negli ultimi 15 anni 700 chirurghi provenienti da 27 diversi Paesi siano transitati da qui e non da Pisa o da Firenze. Come docenti – in sede o in videoconferenza – Grosseto può vantare da sempre i massimi esponenti mondiali di questa branca della chirurgia. Primati che è più facile immaginare nelle grandi realtà universitarie, piuttosto che in una città di provincia di Grosseto.
Il grande assente. Ieri ha preso il via – senza la star, il Da Vinci Xi – l’ennesimo corso avanzato di chirurgia robotica, questa volta colorettale ed epato-biliare: trentaquattro medici tra chirurghi e direttori sono arrivati in Maremma dai principali centri universitari italiani, da Turchia, Olanda, Germania, Russia, Singapore. In cattedra nomi del calibro di Pier Cristoforo Giulianotti, pioniere della robotica a livello continentale, fondatore della scuola grossetana e oggi direttore della divisione di chirurgia robotica dell’università dell’Illinois. E ancora Gyu Seog Choi, professore della Kyungpook National University di Korea, uno dei massimi esperti al mondo in campo colo-rettale; Andrea Coratti, attualmente primario della chirurgia oncologica e mininvasiva robotica di Careggi, a Firenze; infine Paolo Pietro Bianchi, responsabile del dipartimento chirurgico aziendale, di recente premiato insieme alla sua equipe dalla società italiana di chirurgia, per il lavoro più innovativo del 2015 e riconfermato nel consiglio direttivo della Clinical Robotic Surgical Association (Crsa), la principale associazione mondiale di chirurghi robotici.
Lezioni da Hong Kong. Durante il corso l’ospedale di Grosseto sarà collegato in videoconferenza con Chicago, Firenze e Hong Kong. In quest’ultimo caso sarà un altro grande esperto di robotica a operare: Chung Ngai Tang, a capo della divisione di chirurgia epato-biliare al Pamela Youde Nethersole Eastern Hospital di Hong Kong. Gli interventi saranno trasmessi in streaming. Sono previsti inoltre i training in laboratorio.
Recupero di pazienti. Oggi, come nel 2000 e negli anni successivi, alla scuola di robotica si fa formazione di alta qualità e si diffonde l’approccio chirurgico mini-invasivo. Un vero e proprio modello, quello grossetano, dove si mischiano attività clinica e didattica. Non solo. Al Misericordia vengono compiuti spesso interventi che, anche nei centri maggiormente specializzati, sono trattati tramite metodi tradizionali e dunque maggiormente invasivi. «Questo – ha ricordato Giulianotti – incrementa i tempi di recupero, riduce le possibilità di esito positivo e accresce le spese». Grazie alla robotica sono aumentati i pazienti provenienti da altri ospedali della Toscana, un dato in controtendenza per Grosseto, città che era storicamente afflitta da emigrazione ospedaliera. Adesso, per fare un esempio, in area oncologica è stato recuperato il 30% delle fughe.
Fiore all’occhiello. Di recente Paolo Pietro Bianchi e la sua équipe sono stati premiati dalla Società italiana di Chirurgia per lo studio dal titolo “Robotic total mesorectal excision: three-year oncological results in a consecutive series of 88 patients”. Condotta dallo stesso Bianchi, la ricerca riguarda i risultati del trattamento del tumore del retto con tecnica robotica, valutando la casistica su circa novanta pazienti, operati negli ultimi tre anni tra l’Istituto oncologico europeo, da cui proviene Paolo Pietro Bianchi, e l’ospedale di Grosseto. Il report esamina la sopravvivenza dei pazienti a tre anni dall’intervento, dimostrando, con l’elevata percentuale rilevata, la validità della tecnica robotica in campo oncologico su uno dei tumori più difficili da trattare chirurgicamente e per il quale la tecnica standard è, ad oggi, la chirurgia aperta.
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