Il Tirreno

Grosseto

Il presepe (vivente) che non divide

di Fiora Bonelli
Il presepe (vivente) che non divide

Sarà ancora una volta multietnico e multireligioso. I figuranti sono arrivati a quota duecento

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CASTEL DEL PIANO. Il presepe vivente a Castel del Piano sarà, come da tradizione consolidata, un presepe multireligioso e multietnico, che fu, una quindicina di anni fa, il primo in provincia, ad avere le caratteristiche di una grande festa collettiva attorno ad un evento cattolico che è in grado, però, di aggregare tutte le religioni presenti nel territorio del Monte Amiata.

Ed oggi che la questione presepe sta dividendo l’opinione pubblica, quello pensato a Castel del Piano in tempi ormai lontani, diventa esemplare per dimostrare che cattolici, ortodossi, ebrei, musulmani, davidiani, buddisti, possono celebrare insieme il Natale. L’assessore Stefania Colombini che già da tempo sta muovendosi perchè anche nel 2015, questo evento possa tenersi, con un numero grande di figuranti, che in passato sono arrivati ad essere addirittura 200 e oltre, lo dice chiaro: «La tradizione del nostro presepe è proprio quella di essere un momento multireligioso e multirazziale. E anche questa volta, a maggior ragione, visti gli ultimi accadimenti e polemiche, lo imposteremo così. Speriamo di trovare tanti figuranti e il sostegno delle associazioni paesane».

Il presepe vivente di Castel del Piano nacque nel 2001 grazie all’intraprendenza di Paola Monaci, una giovane casteldelpianese che raccolse l’eredità dell’associazione Solidarietà senza confini che per alcuni anni lo aveva curato. Paola, con l’allora assessore Susanna Pioli, ebbe l’idea di fare un presepe diverso, da tenersi nel centro storico del paese amiatino e che abbracciasse tutte le varie religioni del territorio: «Il primo anno-rammenta-feci fare i re magi a tre ragazzi di colore, due dei quali erano marocchini e musulmani. Accettarono tutti con entusiasmo e la cosa riscosse successo. L’anno successivo, allora, visto che l’idea era piaciuta, allargammo la prospettiva e ci inventammo, all’interno del percorso del presepe, l’ambiente del tempio, dove stazionavano cattolici, musulmani, buddisti, ebrei, ortodossi e anche giurisdavidici, tutti con le loro insegne e i libri sacri. Ci guadagnammo addirittura una nota di merito su Rai 3 e sul Corriere della sera. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di proporre un evento cattolico che fosse, però, in grado di abbracciare e coinvolgere tutte le religioni che sono presenti da tempo in gran numero a Castel del Piano e nell’Amiata. Non abbiamo mai ricevuto dinieghi alla partecipazione e se in alcune edizioni successive non c’è stata la presenza di alcuni figuranti, ci sono sempre state le loro insegne e i loro simboli accanto ai nostri».

Paola Monaci ha lasciato l’organizzazione del presepe quattro anni or sono, ma l’impostazione del grande evento casteldelpianese che ha la data fissa segnata il 28 dicembre, è rimasta inalterata è si è basata tutta sul principio dell’integrazione fra popoli e religioni, che dovrebbe essere, poi, la vera sostanza del Natale.

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