Il Tirreno

Grosseto

«Outlet alla Mabro? È pura fantasia»

di Francesca Ferri
«Outlet alla Mabro? È pura fantasia»

L’assessore al commercio replica alla cordata che propone di convertire l’ex fabbrica: «La considero turbativa d’asta»

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GROSSETO. «Se non fosse che si tratta di una procedura seria e che riguarda 250 posti di lavoro ci sarebbe da ridere».

L’assessore comunale al Commercio, Emanuel Cerciello, aggrotta la fronte davanti alla notizia della cordata di quattro società immobiliari che si sono fatte avanti per affiancare il fondo svizzero nell'operazione ex Mabro, la gara che il 18 dicembre deciderà chi (e se) rileverà da Abbigliamento Grosseto srl – oggi in amministrazione straordinaria – lo storico marchio grossetano del settore abbigliamento e stabilirà il destino dei duecentocinquanta ex dipendenti, per lo più donne altamente specializzate nel confezionare abiti di pregio.

Aggrotta la fronte, Cerciello, ma non per scetticismo. L’assessore ha una precisa idea di quest’uscita sulla stampa. «Sembra che qualcuno voglia destabilizzare la procedura – dice senza mezzi termini – A bando aperto la considero una turbativa d’asta e sicuramente non presteremo il fianco a queste esternazioni: sono solo frutto di fantasia».

Come anticipato ieri dal Tirreno, la società Giovanni Masini e figli costruzioni srl, partecipata da Gruppo Granchi srl, Saeet impianti srl e Pluris srl, intende affiancarsi al gruppo svizzero interessato all’acquisizione dell’ex Mabro occupandosi, però, della partita immobiliare. Mentre gli svizzeri hanno messo gli occhi sul marchio, insomma, il pool di aziende italiane ha in progetto l'acquisizione del capannone per realizzarci – queste almeno le intenzioni dichiarate – un outlet di lusso, mentre la fabbrica sarebbe ricostruita in un altra sede.

«Pura fantasia – dice Cerciello – e non per un solo motivo».

Innanzitutto, spiega Cerciello, «il 28 ottobre scorso quando il commissario straordinario Paolo Coscione ha aperto le buste con le offerte, c’eravamo anche io, il sindaco e i rappresentanti delle rsu aziendali e nessuno dei soggetti che hanno partecipato alla gara ha manifestato la volontà di costruire un centro commerciale all’ex Mabro».

Che poi, anche volendo, all’atto pratico ad oggi è cosa impossibile da realizzare, visto che il regolamento urbanistico del Comune di Grosseto lo vieterebbe.

«L’area dell’ex Mabro è un’area produttiva – dice Cerciello – e non può essere convertita a nessun’altra destinazione. Se c’è un modo per andare in galera, io e il commissario, è far diventare commerciale o, peggio, residenziale una zona che è produttiva. E comunque, ribadisco: il 28 ottobre all’apertura delle buste solo in due hanno presentato domanda e una ha solo inviato la manifestazione di interesse. Nessuno dei tre ha manifestato la volontà di creare un outlet o un centro commerciale all’ex Mabro».

Cerciello ribadisce anche che la partita immobiliare è separata da quella industriale. Da un lato c’è il marchio ex Mabro, oggi Abbigliamento Grosseto, sotto commissariamento, per il quale si cerca un compratore.

Le proposte arrivate il 28 ottobre non sono state ritenute soddisfacenti e per questo è stato emesso un nuovo bando per la cessione dell’azienda, necessario per calibrare meglio l’offerta dalla società svizzera. La nuova asta si terrà appunto il 18 dicembre.

Dall’altro c’è il capannone, 14.000 metri quadrati, prezzo base 5,9 milioni di euro, di proprietà di Royal Tuscany, anch’esso in cerca in un acquirente e anch’esso pronto a essere battuto all’asta il 18 dicembre.

«Il nostro bando – dice Cerciello – non prevede la vendita del capannone, ma solo del titolo commerciale. Se interessa il capannone, bisogna rivolgersi a Royal Tuscany. Chiaramente ora non è il momento delle chiacchiere. Il bando è il 18 dicembre: chi ha da dire qualcosa non lo deve dire alla stampa ma deve partecipare alla domanda con un piano industriale e soprattutto con un assegno che sia un decimo di quanto vorrebbe valutare l’azienda».

Nel mezzo, come al solito, ci sono le attese e le speranze di duecentocinquanta persone che hanno perso il lavoro e che, a casa, attendono di sapere se potranno tornare al loro posto, se potranno di nuovo mettere la loro professionalità al servizio di un prodotto che per sessant’anni è stato il vanto della manifattura italiana nel campo dell’abbigliamento, realizzando abiti da uomo per i maggiori marchi italiani e stranieri. E che in queste ore rischiano di essere le prime vittime di esternazioni intempestive, desiderata e movimenti dietro le quinte.

«Ai lavoratori voglio dire di non seguire queste cialtronerie – conclude Cerciello – e di avere fiducia perché il commissario e il ministero stanno seguendo con la massima attenzione la vicenda. La stessa riapertura del bando è una garanzia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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