Sicurezza
Villa Sforzesca, simbolo di bellezza che diventa film
Presentata l’opera del maestro svizzero Adriano Kestenholz «Racconto un patrimonio da conservare e valorizzare»
CASTELL’AZZARA. Il documentario Alter Aut Sforzesca, coprodotto dall’Associazione Palladium Productions Aps e dalla svizzera Aleph Film Produzioni con il contributo e la partecipazione della Provincia di Grosseto, del Comune di Castell’Azzara e dell’Unione dei Comuni Montani Amiata Grossetano è stato presentato sabato scorso tra grandi applausi a Castell’Azzara, in un incontro informale che riuniva collaboratori artistici e autorità comunali.
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Il film, che a breve sarà presentato al grande pubblico, si inserisce a pieno titolo nell’opera autoriale del notissimo regista svizzero Adriano Kestenholz, che da anni realizza documentari d’arte e che racconta al Tirreno i segreti di questa sua nuova opera.
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Villa Sforzesca è stata costruita da Domenico Fontana: con “Alter Aut Sforzesca” lei è al secondo lavoro sul grande architetto originario di Melide.
«Sì. Nel 2007 in occasione del quarto centenario dalla morte ho realizzato, in coproduzione con la Televisione svizzera, un film di genere documentaristico dal titolo “Domenico Fontana: ingegnere, architetto, urbanista” , dove trattavo le sue opere principali. Villa Sforzesca, invece, edificata tra il 1562 e il 1576, è una delle prime opere di Fontana, realizzata in collaborazione con il fratello maggiore Giovanni e commissionata dal cardinale Alessandro Sforza, come testimonianza genealogica degli Sforza di Santa Fiora. È un progetto giovanile ma già di grande rilievo per alcune soluzioni architettoniche riprese sia nel Palazzo del Laterano sia nel Palazzo Reale di Napoli, in particolare le aperture dei portali che permettono una “visione a cannocchiale”».
Come mai il documentario viene da lei definito videogramma? E come ha reso sullo schermo il “dispositivo a cannocchiale”?
«È un genere cinematografico ibrido che coltivo da anni, un approccio trasversale, direi, incrocio tra documentario d’arte e videoregistrazione musicale. E difatti con esso propongo una rilettura musicale e poetica dell’edificio di Villa Sforzesca. Ad esempio, viene colto il territorio circostante la Sforzesca, con le sue colline, i suoi fiumi e la sua macchia mediterranea, si entra nella villa stessa, per così dire a cannocchiale, attraverso un dispositivo scenografico video-installatorio che fa da palcoscenico alla performance musicale eseguita in situ. Nel videogramma, villa e territorio coincidono e acquistano una forte dimensione emozionale, quasi onirica, amalgamata dalla musica e dal testo poetico di Barbara Cannata, narrato da Giancarlo Cortesi. Il film, realizzato nell’arco di circa un anno, ha visto il concorso fattivo e ideale di tutti i collaboratori e della comunità locale».
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Chi sono gli interpreti musicali del film e quale la scelta delle musiche?
«Il film è nato grazie a un’intensa collaborazione con l’Ensemble Chordis, composto da Remo Guerrini, Sabine Cassola e Stefania Grillo, che hanno eseguito all’interno di Villa Sforzesca musiche per viole da gamba di compositori del Cinque e Seicento, periodo di edificazione della Villa».
Cosa rappresenta per lei Villa Sforzesca?
«Per Alessandro Sforza rappresentava un baluardo di confine tra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana, anche contro il brigantaggio proveniente dalla Maremma. Oggi che questo confine non c’è più, Villa Sforzesca pone la questione di un altro confine: quello della conservazione, della valorizzazione e della ridefinizione del patrimonio culturale in generale, in un progetto di cui ciascuno deve diventare parte».
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