Finanza
Terme di Saturnia e Comune: ancora guerra
Non si scioglie il nodo concessione: dopo aver perso al Tar, il resort fa appello al Consiglio di Stato
MANCIANO. La guerra dell’acqua calda non è finita. Le Terme di Saturnia, superlussuoso resort, pluripremiato e conosciuto in tutto il mondo, ha presentato ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tribunale amministrativo della Toscana che, a marzo, aveva dato ragione al Comune di Manciano nella querelle sulla durata della concessione per l’uso dell’acqua termale.
La storia è arcinota e si trascina da anni. Le Terme di Saturnia hanno una concessione mineraria “perpetua” che risale niente meno che agli anni Trenta e si estende su 40 ettari. Altri 202,25 ettari la società li acquisisce in concessione ventennale nel 1991. In tutto, dunque, la concessione è di 242,25 ettari.
Nel 2009, in vista della scadenza della concessione ventennale, il Comune di Manciano, prima di autorizzare il rinnovo, chiede una serie di integrazioni alla documentazione: carte geologiche, autorizzazioni sanitarie, copia dei bilanci.
Nel frattempo, infatti, le leggi sono cambiate. Dal 2004 le concessioni non possono più essere superiori a 200 ettari e dal 2006 tutte le concessioni di derivazione (come quelle dell’acqua termale) durano al massimo 30 anni.
La Regione Toscana, però, nel frattempo (2004) stabilisce che le concessioni perenni possono essere mantenute, cioè confermate periodicamente, se c’è una convenzione tra società richiedenti e rispettivi Comuni.
Nel 2009 ancora la convenzione tra Terme di Saturnia e Comune non esisteva. Perciò il Municipio di Manciano chiede al resort da un lato di restringere l’area di concessione a 200 ettari, e dall’altro di presentare ulteriore documentazione per valutare se sussistono i requisiti per confermare la convenzione in perenne.
Alla richiesta di integrazioni, però, Terme di Saturnia fa ricorso al Tar (numero 1360) lamentando un danno da oltre 200 milioni di euro: 66 milioni e 933.000 per l’ultimo decennio e 150 milioni dall’inizio dell’attività.
Nel 2010 il Comune di Manciano viene commissariato e il commissario, tra le altre cose, cerca di ricucire il rapporto con le Terme firmando una convenzione che prevede due cose: per quanto riguarda l’area da 202 ettari, il Comune la concede alle Terme per 25 anni a partire dal 31 luglio 2011; per quanto riguarda l’area in concessione perenne, il Comune rimanda all’esito della decisione del Tar il da farsi.
Il 26 marzo 2015 il Tar decide: il Comune non ha niente da risarcire alle Terme di Saturnia. La semplice richiesta di ulteriore documentazione è una cosa normale, non lesiva degli interessi di Terme di Saturnia.
Per questo il Tar condanna Terme di Saturnia non solo a non vedere il becco di un quattrino rispetto ai 216 milioni chiesti al Comune, ma a pagare 5.000 euro alla Regione e 5.000 al Comune a titolo di spese di giudizio.
E la concessione perenne? E i dettami della convenzione? Tutto rimandato. Il 22 ottobre scorso Terme di Saturnia ha presentato appello al Consiglio di Stato per l’annullamento della sentenza del Tar. E al Comune di Manciano non è rimasto che rivolgersi di nuovo a un avvocato e resistere in giudizio. Una nuova battaglia legale che, al momento, costerà altri 5.000 euro al Municipio. Esattamente quelli pagati dalle Terme dopo la vittoria del Comune al Tar.
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