Proteste
Outlet e robot La proposta per l’ex Mabro
Una cordata di aziende immobiliari italiane affianca un fondo svizzero per acquisire la ditta
GROSSETO. Non solo far ripartire le macchine da cucire, ma creare un outlet plurimarca di lusso alle porte di Grosseto, per un’operazione immobiliare, industriale e commerciale insieme che rimetta in piedi l’ex Mabro, la storica azienda grossetana di abbigliamento, oggi chiusa. È questa una delle tre proposte arrivate sulla scrivania di Paolo Coscione, commissario di Abbigliamento Grosseto (la società oggi in amministrazione straordinaria) in vista dell’asta che il 18 dicembre segnerà il futuro dell’azienda e degli ex dipendenti. Un piano che, a detta dei proponenti, sarebbe l’unico a contenere sia un’offerta industriale per rilanciare l’attività sartoriale, sia una proposta immobiliare, per quel che riguarda il futuro del capannone di via Senese 195, di proprietà di Royal Tuscany, che finirà anch’esso all’asta nello stesso giorno (base d’asta 5,9 milioni di euro).
Cinesi e grossetani in lizza. Gli altri due soggetti che si sono fatti avanti sono, come noto, un imprenditore cinese e una ditta grossetana (pare specializzata in nanotecnologie, ma il dettaglio al momento non è verificabile), ma le loro identità sono sconosciute.
Gli aspiranti italo svizzeri. Quanto al terzo soggetto che si presenterà all’asta, non è una novità che si tratti di una società svizzera nel campo del luxury fashion. Di nuovo c’è che gli svizzeri non sono soli, ma sono affiancati da una ditta fiorentina, la Giovanni Masini e figli costruzioni srl, partecipata da Gruppo Granchi srl di Volterra, Saeet impianti srl di Firenze e Pluris srl. La cordata si occuperà del “mattone”, sul quale le intenzioni sarebbero molto ambiziose, facendo da “traghettatrice” per gli svizzeri.
Un outlet in via Senese. La proposta immobiliare è quella di acquisire il capannone, raderlo al suolo in tutti i suoi 14.000 metri quadrati e ricostruirci sopra un nuovo immobile. Non una fabbrica ma un centro commerciale, un outlet di lusso per la precisione, dove oltre al marchio Mabro compaiano altri marchi sartoriali di pregio già di proprietà del fondo svizzero. In vista della imminente costruzione del centro commerciale della Coop, a pochi chilometri dall’ex Mabro, e del traffico prevedibile una volta completato il raddoppio della statale 223 verso Siena e sciolto il nodo autostrada verso Roma, via Senese 195 è considerato un nodo commerciale strategico. La realizzazione del centro commerciale servirebbe anche ad assorbire parte del personale ex Mabro che non troverebbe impiego nel nuovo stabilimento.
Il nuovo corso industriale. Di nuovo stabilimento, infatti, si parla nella proposta degli svizzeri che si accolleranno l’investimento vero e proprio. L’intenzione, secondo indiscrezioni, sarebbe quella di riammodernare completamente la fabbrica, buttando giù i 14.000 metri quadrati e ricostruendola in un altro luogo, sempre nel comune di Grosseto, come specificato dal bando di gara. Il nuovo capannone dovrebbe essere più piccolo dell’attuale e più efficiente dal punto vista energetico per contenere meglio i costi. Ma, soprattutto, sarebbe dotato di macchinari nuovi e tecnologici, come body scanner e altri sistemi robotizzati per realizzare abiti su misura che, a fianco della professionalità delle sarte ex Mabro, indispensabile per garantire un prodotto d’eccellenza, sia però anche meccanizzato.
Il personale. Il piano prevede di riassumere subito 110 persone e altre 150 a scaglioni nei prossimi due anni. Una parte del personale, come accennato, lavorerebbe nell’outlet.
L’asta e la partita aretina. Questa dunque la proposta. Il 18 dicembre si saprà se sarà questo il futuro dell’ex Mabro. La quale non è però l’unica azienda su cui il gruppo italo svizzero ha puntato gli occhi. Nell’orbita della cordata ci sarebbe infatti anche la Cantarelli di Arezzo, anch’essa in crisi, ma, a differenza della Mabro, ancora attiva. La partita potrebbe essere più facile, rispetto all’azienda grossetana, ma si deciderà solo a gennaio.
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