Il dolore
Imprenditore chiede 5 milioni al Comune
Forte di una sentenza del Tar, lamenta 30 anni di danni per un tira e molla sulla destinazione di un terreno al Ghiaccio
FOLLONICA. I documenti servono per attestare la realtà dei fatti, ma a volte la burocrazia riesce a fare delle magie. A Follonica ad esempio, davanti alla zona industriale, c’è un terreno, circa cinque ettari, che sulle carte del Comune quasi non esiste: sospeso in un limbo amministrativo che non ne definisce un’identità chiara.
Ma fuori dagli uffici, su quei campi crescono i lecci e i pini. La differenza tra la realtà e i documenti l’ha fatta una lunga storia autorizzativa durata trent’anni, con permessi prima dati e poi ritirati, accordi presi e smentiti, finiti infine davanti ad un giudice. Il Tar ha fatto un po’ di chiarezza, dando ragione al proprietario dei terreni, che sui suoi prati voleva fare un’azienda florovivaistica. E forte di questa sentenza, ora chiede 5 milioni e 49 mila euro di danni al Comune follonichese. A tanto ammonta la perizia che Edoardo Bertocci, il proprietario del terreno, ha commissionato al proprio legale, portando l’ente del golfo in un processo già avviato in sede civile (la prossima udienza è fissata a marzo).
Ma per capire cosa è successo dobbiamo ripercorrere le tempeste amministrative (e le decisioni di sei sindaci diversi) che hanno attraversato questi campi. Era il 1985 quando Bertocci decise di fare sul suo terreno al Ghiaccio un’azienda vivaistica, presentando un progetto che ottiene l’ok sia dalla Provincia di Grosseto sia dall’associazione intercomunale, allora ancora in piedi. Aveva già ottenuto i finanziamenti per metterlo in piedi ed era pronto ad assumere sedici persone. Ma qui arriva il primo stop: il Comune infatti aveva altre intenzione su quei cinque ettari e sugli altri terreni che li circondano, ossia espropriarli per poi allestirci la Fiera di Follonica; quegli infatti erano gli anni in cui andavano alla grande le esposizione del Madonnino, di Venturina, di Ghirlanda e così via. L’idea della fiera però non prese mai ali e il terreno rimase sotto il vincolo di esproprio per dieci anni. Nel ’95, poi, l’allora amministrazione libera il terreno a Bertocci, scrivendogli che era diventato «zona bianca», ossia da definire, ma che comunque alla fine sarebbe potuta rientrare nella zona industriale cittadina. L’idea della proprietà allora diviene quella di poterci realizzare delle strutture, ma il Comune boccia anche questa seconda proposta e allora arriva il primo ricorso al Tar.
Con l’arrivo di Emilio Bonifazi a sindaco le dinamiche tra ente e privato però cambiano: il nuovo primo cittadino apre a Bertocci, proponendogli di organizzare lui, insieme ad altri proprietari, la fiera. Lui accetta, ritira il ricorso e dà vita ad un consorzio insieme ai vicini (dodici) di terreno, che nel 2000 presenta il piano di lottizzazione per dar corpo al progetto. Peccato che intanto in municipio il sindaco sia cambiato di nuovo (ora c’è Claudio Saragosa), che con la sua giunta blocca di nuovo tutti i procedimenti per via di «nuove misure pervenute nel piano strutturale». E di nuovo, Bertocci porta la questione al Tar. Il 26 giugno scorso, poi, la sentenza: il giudice che obbliga il Comune a lasciar procedere il privato con i suoi progetti. Ma ormai sono passati trent’anni, durante i quali Bertocci ha pagato le tasse sul terreno, classificato edificabile prima di entrare in questo limbo amministrativo. Da qui la richiesta di un risarcimento da cinque milioni di euro, la prima mossa di una battaglia che non finirà molto presto.
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