Il Tirreno

Grosseto

Idea: vado al forno come al bar

di Giovanna Mezzana
Idea: vado al forno come al bar

Assipan, il sindacato dei panificatori, risorge e cerca strategie per rilanciare il settore. Ecco quali

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GROSSETO. Entri dal panettiere, compri il pane e te ne vai; poi per strada infili la mano nel sacchetto e spilluzzichi il filone. Si cambia. In futuro potrai sbocconcellare una schiaccina stando comodamente al forno – un po’ come se tu fossi al bar – o il tuo pane di Baccinello per tappare il “buco” nello stomaco a fine mattinata. E questa è solo una delle idee su cui costruire il rilancio del mini distretto maremmano della produzione del pane, 130 imprese in tutto, segmento importante per l’economia locale. C’è fermento tra i panificatori nostrani, soprattutto quelli che fanno il mestiere da decenni. Hanno reagito allo stimolo di Ascom Confcommercio: perché non tirare fuori dalla naftalina una sigla storica del sindacalismo dei panificatori che anche in Maremma è stata molto rappresentativa? Assipan, insomma, sta per risorgere. L’obiettivo é: sostenere un settore che patisce il calo dei consumi e il cambio delle abitudini del consumatore medio (si mangia meno pane di prima) ed è zavorrato da vere e proprie gabelle. «Un’associazione ha del resto ragion d’essere – nota Carla Palmieri, presidente di Confcommercio Grosseto – quando ci sono politiche sindacali che aiutano le imprese».

Chi c’è. I panificatori si sono riuniti di recente. Sono stati a casa Confcommercio. E al conclave c’erano fornai di Grosseto ma anche da Sorano, Arcidosso, Scansano, Monte Argentario, Orbetello. C’erano anche tre veterani del sindacato: dell’Assipan dei tempi d’oro. Eccoli: Livio Mangiavacchi, chi non conosce il pane del Mangiavacchi?; Torero Mariani, del panificio “Lucia” di Braccagni; Enzo Tornesi, nome storico pure lui e che adesso ha una rivendita di pane a Marina di Grosseto.

Prossima tappa. L’incontro è stato proficuo: l’Assipan maremmana rinascerà. Entro gennaio 2016 sarà convocata l’assemblea costituente. Una segreteria è già attiva alla sede di via della Pace. La mission del sindacato – che dovrà agganciarsi, è ovvio, al livello regionale e nazionale – sarà quello di sostenere le imprese operando su due fronti: primo, la riduzione delle diseconomie; secondo, la ricerca di nuove fonti di business.

Abbattere il reso. Partiamo dalle diseconomie. L’ottimo sarebbe poter calmierare l’impatto del cosiddetto “reso”: e cioè quella clausola vessatoria che costringe i panificatori a farsi carico del ritiro del pane invenduto da un cliente in particolare: la Grande Distribuzione Organizzata. E chi non ha “un po’” di Gdo nel proprio portafoglio-clienti oggi del resto non vive. È quindi un circolo vizioso quello in cui si trova l’artigiano del pane, a cui non può sottrarsi.

Nuove chance. C’era una volta la famiglia che consumava chili e chili di pane che sulla tavola arrivava ogni giorno rigorosamente fresco. Oggi non è più così, e al contempo i costi di produzione sono aumentati (e sono fissi). Bisogna dunque inventare cose nuove “da fare” dentro il panificio: per recuperare utili. Ad esempio, il sindacato potrà contribuire al pressing della categoria perché si apra alla somministrazione di alimenti anche nei panifici. Ora posso comprare una brioche dal fornaio, ma lui non può servirmela perché io la consumi lì. E questo potrebbe essere un punto di partenza per ampliare il bouquet non solo dei prodotti ma anche dei servizi.

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