Il Tirreno

Grosseto

Gestione profughi, lavoratori all’attacco

di Gabriele Baldanzi
Gestione profughi, lavoratori all’attacco

Dopo i problemi nelle strutture delle Colline metallifere il dito è puntato sull’associazione capofila

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GROSSETO. «I problemi che ci sono stati nelle strutture di accoglienza per richiedenti asilo nel comprensorio delle Colline Metallifere non possono essere imputati unicamente alla gestione locale». Lo scrivono i dipendenti grossetani dell’associazione Partecipazione e Sviluppo di Lucca, per la maggior parte cocopro e cococo.

Ieri c’è stato un incontro, nella sede della Cgil, tra i vertici della onlus e i lavoratori. Un confronto molto franco. «È positivo – commentano i ragazzi che lavorano per la onlus lucchese – che il sindacato abbia richiesto e aperto un tavolo. Era giunto il momento di fare chiarezza e proporre anche percorsi alternativi uscendo da troppe ambiguità».

Molti sono stati i problemi messi sul tavolo dai dipendenti. Al primo punto i colloqui finalizzati a proseguire i rapporti di lavoro dal 1º gennaio 2016. «L’associazione PeS ha convocato i colloqui con il personale senza precisare, per esempio, la tipologia di contratto che verrà adottata in futuro, oppure le condizioni economiche, le mansioni e le professionalità che servono. Non solo. È stato fatto rilevare che i colloqui sono aperti ad altre persone esterne e non si comprendono i criteri di invito. Si terrà conto delle pregresse attività svolte in questo settore? Si terrà conto della residenza nei comuni dove sono gestiti servizi per i rifugiati? Infine risulta che ad alcuni volontari, impegnati con l’associazione da tempo, non sia pervenuta neppure la convocazione ai colloqui. Cosa quest’ultima che dimostra poca attenzione nei confronti di chi si è reso disponibile. Speriamo si tratti di una dimenticanza…».

Altro punto affrontato ieri, le vicende di cronaca dell’ultimo periodo:«Si è voluto far passare che le responsabilità erano esclusivamente della gestione locale – dicono ancora i ragazzi – ma non è così. Siamo tutti disponibili a proseguire in un lavoro nel quale crediamo ma vorremmo ricordare che se l’associazione gestisce oggi 150 richiedenti asilo lo deve soprattutto al nostro lavoro, alla nostra passione, ai nostri sacrifici e non ad altri». Insomma, l’incontro di ieri dovrà essere la base di partenza per avviare un percorso che dia garanzie, dignità e contratti adeguati a chi fino a oggi ci ha messo la faccia.

Cosa è mancato fino a oggi i ragazzi lo spiegano senza giri di parole. «Risorse umane sufficienti, risorse finanziarie congrue per i servizi, mezzi e strumenti per poter operare serenamente, senza essere messi sotto esame o accusati di inefficienze, problemi che non derivano dal nostro lavoro ma da elementi esterni condizionanti. Se il problema sono i rapporti con i fornitori, con i privati, con le istituzioni, in futuro siamo disposti ad assumerci maggiori responsabilità, proponendo una gestione complessiva del lavoro attraverso un percorso prestabilito di concerto con l’associazione. Però all’oggi, visto che autonomia ne abbiamo poca, è bene fare chiarezza su come e dove nascono le mancanze. A noi peraltro dispiacerebbe se l’impegno messo in campo fin qui rappresentasse solo una stagione di passaggio, durante la quale qualcuno raccoglie i frutti (concimati con risorse pubbliche) e poi non ci sono prospettive. Ecco sarebbe bello fare anche un po’ di semina, magari condividere con i comuni e altri soggetti produttivi opportunità che potrebbero andare oltre il periodo di gestione dei richiedenti asilo».

Infine si ricorda come l’associazione Partecipazione e Sviluppo avesse promesso alle istituzioni locali e a enti importanti investimenti utili alle comunità locali, di cui oggi non c’è traccia. «Un blocco motivato da ragioni che non ci soddisfano, ma anzi ci irritano».

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