Gioco
Un patteggiamento da tre anni per la morte del musicista polacco
Due suoi connazionali erano accusati di omicidio preterintenzionale nell’agriturismo di Roccastrada La pena iniziale è scesa anche in seguito al risarcimento in favore dei familiari della vittima
GROSSETO. La pena base era alta: per l’omicidio preterintenzionale dai 10 ai 18 anni. Ma c’è stato il «sì» al patteggiamento cosiddetto allargato richiesto dai difensori e i vari “sconti” concessi dal giudice hanno mitigato la pena, portandola a “soli” 3 anni.
È stato questo il destino di Arkadiusz Stanislaw Hadamik, 35 anni, e suo cognato Adam Jerzy Klekot, 39 anni, di nazionalità polacca. Erano imputati per la morte di Joachim Jan Grzechca, musicista loro connazionale di 54 anni, avvenuta nella notte tra il 15 febbraio e il 16 febbraio del 2013 all'agriturismo Montini di Roccastrada dove l'uomo era arrivato da poche ore con il figlio oggi 18enne per far visita ad alcuni parenti nella zona. Grzechca era zio di Hadamik. Un omicidio inizialmente volontario, secondo la Procura, poi derubricato a preterintenzionale dopo l’arrivo dei riscontri clinici. Nessuno aveva intenzione di uccidere quell’uomo. Il sostituto procuratore Maria Navarro aveva comunque contestato l’aggravante dei motivi futili, quella del fatto che commesso da più persone riunite e quella dell'uso di "armi" come il tondino di ferro lungo 60 centimetri, un coltello da cucina e il mestolo; era stato sequestrato anche un attizzatoio. La lite avrebbe avuto come origine la frase pronunciata dalla vittima, all'indirizzo del nipote: «Vai a sc... con tua moglie». Queste le parole che avrebbero fatto accendere la scintilla, queste le parole che avevano portato alla lite.
E la discussione nell’aula gup, davanti al giudice Marco Bilisari, è stata comunque impegnativa, anche se il calcolo della pena era già stato ritenuto congruo; ciò che ha richiesto qualche attenzione in più è stata l’attestazione del risarcimento del danno, avvenuta in Polonia e di cui sono stati beneficiari la madre dell’uomo e suo figlio.
Il risarcimento ha comportato lo “sconto” di un terzo, al pari della scelta del rito e della concessione delle attenuanti come prevalenti rispetto alle aggravanti. Tre riduzioni che hanno abbassato il conto fino ai 3 finali anni che sono stati applicati. Più 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. C’erano tutti e due, gli imputati: Hadamik, assistito dall’avvocato Patrizia Pagano, e Klekot, seguito dall’avvocato Simone Bulleri. Liberi da tempo, lavorano entrambi come operai agricoli. Entrambi hanno assistito all’udienza e, pur comprendendo gran parte di quanto è stato detto, è stata fondamentale la presenza del dottor Robert Jan Malecki (lavora in uno studio che fornisce consulenza legale ai polacchi in Italia): il professionista è stato il trait-d’union tra legali e imputati, tra legali e istituzioni e assicurazioni polacche.
Agli atti del procedimento penale l’autopsia eseguita dal dottor Marco Benvenuti: Grzechca era morto dopo essere stato colpito ripetutamente con calci, pugni e testate; ma anche con un mestolo di plastica, un tondino di ferro (da 60 centimetri), un coltello da cucina (dalla lama di 20 centimetri). Testa, volto, arti superiori e inferiori, rachide lombare le parti del corpo colpite. L'autopsia aveva individuato anche i punti in cui i vari strumenti erano stati utilizzati, grazie ai segni rilevati sul corpo: il tondino di ferro contro il braccio destro, su cui c'è un'impronta di una trentina di centimetri; il mestolo contro la mandibola destra, su cui è rimasto una lesione a forma di C; e poi le testate e i colpi alla schiena. Il coltello non avrebbe lasciato un'impronta diretta. Ma quale è stata la causa di morte del musicista? Un'insufficienza cardiaca acutissima su base ischemica o aritmica, in seguito allo stress traumatico; e si sono aggiunte il dolore ed l'emozione. Grzechca aveva avuto un infarto, in precedenza. Queste conclusioni erano state esaminate dal consulente della difesa, il cardiologo Nedo Svetoni, le cui considerazioni erano state depositate dalla difesa.
L’impegno dei difensori non è ancora terminato. «Lavoriamo per cercare di evitare loro il carcere - dicono - vedendo se è possibile un affidamento in prova». E a questo scopo sarà importante che Arkadiusz e Adam portino tutte le certificazioni che interessano il lavoro, la residenza, la condizione della famiglia. I due stranieri sono integrati di nuovo, lavorano regolarmente. Quello dell’affidamento in prova potrebbe non essere un traguardo impossibile.
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