La protesta
Scatta la caccia ai cinghiali tra gli scavi
Aulo e Tosca, così sono stati ribattezzati, devono essere allontanati dall’area archeologica di Roselle: pronte le gabbie
ROSELLE. Nel parco archeologico di Roselle, all’interno dell’antica cinta muraria, nei dieci ettari di bosco e campagna che fanno da cuscinetto tra l’area demaniale e gli spazi monumentali, quelli scavati e restaurati, da qualche mese vivono un paio di cinghiali. Si chiamano Aulo e Tosca. Così sono stati ribattezzati.
A tenerli a bada (si fa per dire), a far sì che non sconfinino, gli uomini deputati a vigilare sulle antiche vestigia rosellane, a fare prevenzione e tutela. Simpatici, per carità, gli irsuti con la passione per l’archeologia, ma ora è arrivato il momento di portarli fuori. Era già successo qualcosa di analogo nel 2012. I cinghiali non possono stare all’interno del Parco, perché il rischio che riescano ad accedere a luoghi di straordinaria valenza archeologica e storica - nonostante l’elettrificazione - esiste. Aulo e Tosca, da qualche mese, scorrazzano liberi tra la rete elettrificata e la recinzione esterna, boschi demaniali. Lo spazio non gli manca. Di loro ogni tanto si vedono le orme, a volte le buche che fanno a terra, in zone ovviamente non scavate.
Adesso, però, è prossimo lo sfratto. I dipendenti del Ministero dei beni culturali, i guardiani della Roselle che fu, hanno puntualmente segnalato il problema e la dottoressa Gabriella Poggesi, direttore dell’area archeologica si è mossa subito (come accaduto in passato) con l’ufficio caccia della Provincia di Grosseto per sollecitare un intervento, possibilmente non cruento, anche in virtù del fatto che l’area è aperta al pubblico e tutt’ora - nonostante il periodo di bassa stagione - ci sono visitatori che vi accedono.
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La Provincia, nei giorni scorsi, ha deliberato l’impiego del corpo di polizia dell’ente. Sono stati compiuti dei sopralluoghi e poi disposte le gabbie di cattura, fisse. C’è ovviamente il via libera dell’Ispra, che ha approvato questa azione “ecologica” straordinaria. «Interventi simili, con le gabbie di cattura, sotto il coordinamento del corpo di polizia provinciale – spiega Massimo Machetti, responsabile dell’Ufficio caccia della Provincia – li abbiamo già messi in atto a Scarlino, nella Diaccia Botrona e in altre zone. Funzionano quasi sempre. In questo caso, anche se numericamente ridotta, la popolazione di cinghiale presente nel Parco archeologico di Roselle comporta un pericolo per il mantenimento dei beni storici e archeologici e quindi l’intervento risulta più che mai necessario. Era già accaduto due-tre anni fa».
Ovviamente Aulo e Tosca, una volta catturati con l'ausilio delle gabbie, non saranno soppressi, ma trasferiti altrove. Ma come erano finiti all’interno del Parco archeologico? «Qui siamo in mezzo ai boschi – spiega il direttore Gabriella Poggesi – qualche cinghiale diciamo che c’è sempre stato. L’estate scorsa si sono conclusi una serie di lavori, durati diversi anni. Sono state restaurate le mura e i monumenti più importanti all'interno della città, valorizzato e ampliato con una nuova illuminazione il percorso turistico. E poi è stata ripristinata la recinzione. Insomma una messa in sicurezza completa dell’area-accoglienza, con tanto di videosorveglianza. Durante i lavori di ripristino delle recinzioni qualche ungulato è rimasto “prigioniero” all’interno, nei dieci ettari del Parco». Ovviamente gli animali non accedono alla fontana di travertino o alle botteghe lungo il decumano; né ai mosaici, alla chiesa paleocristiana o alla cisterna. Tuttavia non si può rischiare che riescano a superare la barriera elettrica.
Da qui la necessità di intervenire. «Ringrazio quindi la Provincia – conclude il direttore - per la professionalità e la puntualità con cui interviene».
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