Sicurezza
Per le maestre precarie arriva una doppia beffa
Grosseto, già fuori dalle assunzioni, solo ora si vedono dare ragione dal giudice. La sentenza stabilisce che avevano diritto ad essere già inserite in graduatoria e quindi a concorrere alle cattedre assegnate da settembre 2015
GROSSETO. Insegnanti, siamo alla stretta finale: si chiude l’ultimo round 2015 del piano straordinario delle assunzioni. Chi entra all’ultimo tuffo festeggia. Ricorre alle carte bollate, al parere di un giudice, invece, chi è rimasto fuori perché escluso a priori dalla possibilità di candidarsi a un’infornata, quella 2015, che nella scuola – diciamolo senza infingimenti – mancava dagli Anni Settanta. I beffati per antonomasia sono per lo più maestri: anzi, maestre; i docenti della scuola primaria – che ancora rappresentano lo scheletro portante del sistema dell’istruzione italiana – sono per la quasi totalità donne. Se volessimo stilare un identikit di chi è rimasto più gabbato di altri dalla Buona Scuola, la Riforma voluta dal Governo Renzi legata a doppio filo al piano straordinario di assunzioni, scriveremmo: donna, sulla cinquantina, precaria di lunga data nella scuola primaria, diplomata, con abilitazione all’insegnamento acquisita negli anni 2001-2002. Ma andiamo con ordine.
I miracolati. Giovedì 26 novembre, ieri: siamo di fronte alla sede dell’ufficio scolastico di Grosseto. C’è chi tocca un cielo con un dito. Ad esempio, Lucia Canuto, che arriva da Agrigento ed è appena stata assunta grazie alla cosiddetta fase C del piano assunzioni, quella che assegna alle scuole posti per potenziare il loro organico. Ha due figli Lucia: di 8 e di 17 anni. Se li porterà a Scansano dove trasferirà persino l’anziana mamma. Anche Maddalena Campobasso, da Caserta, non sta più nella pelle: è stata destinata all’istituto comprensivo Grosseto 6 e, per l’occasione di una vita, l’ha accompagnata il marito.
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I numeri. Come Lucia e Maddalena ieri mattina all’ex provveditorato di via Chiesa c’erano altri 55 docenti precari chiamati perché avevano diritto ad un contratto di quelli con cui arrivi fino alla pensione. A tempo indeterminato, “di ruolo” si dice nella scuola. La mattina è stato il turno dei maestri, il pomeriggio dei prof delle superiori; 179 complessivamente erano i posti vacanti in Maremma legati alla fase C.
I beffati. C’è chi festeggia e chi rischia di rimanere fuori dalla scuola. Per sempre. E magari ha compiuto cinquant’anni. Nelle “pieghe” della Buona Scuola c’è anche questo. Sono le maestre diplomate (e non laureate) e che ancora sono a spasso. I sindacati parlano di un centinaio di insegnanti in questa situazione. Alcune di loro si sono già fatte avanti e hanno deciso di fare ricorso al Tribunale. Parliamo ad esempio delle 29 maestre diplomate che si sono rivolte alla Uil. Al giudice «chiedono il diritto ad essere inserite nelle cosiddette graduatorie ad esaurimento (Gae)– spiega Fabrizio Settembrini segretario interprovinciale di Uil Scuola (per Grosseto e Livorno) con valore reatroattivo, al 2014». Il 25 novembre 2015 il giudice della sezione civile del Tribunale di Grosseto ha emesso un parere favorevole alla loro richiesta. «Ciò significa che se questo giudizio verrà confermato nel merito – spiega Settembrini – queste 29 maestre avrebbero avuto i requisiti per candidarsi e concorrere alle assunzioni di quest’anno». Ecco la beffa. Che è doppia. Non solo non hanno potuto candidarsi all’infornata 2015 di posti perché non erano state inserite nelle graduatorie ad esaurimento, ma il giudice ora dice che era loro diritto esserlo. «Se non saranno iscritte nelle Gae – aggiunge il sindacalista – dal prossimo anno potranno entrare nella scuola solo mediante concorso ordinario (per gli abilitati). E se la dovranno vedere con i neolaureati in scienze della formazione primaria che è una laurea abilitante» (cioè dà di per sé il nulla osta di qualifica all’insegnamento).
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Identikit. Cinquantenni, molte divorziate, madri single che hanno tanta esperienza dalla loro ma che potrebbero uscire “scornate” dal confronto con un giovane fresco di laurea: a meno che un giudice non ci metta una pezza. Il rischio è quello di rimanere con un pugno di mosche in mano dopodecenni trascorsi a tappare i buchi e spesso lavorando solo per qualche mese all’anno. «Questo non è semplicemente un problema – conclude Settembrini – è un vero e proprio dramma sociale». Intanto si ha notizia di altri “team” di maestre diplomate e a rischio “fuoriuscita” che si stanno attrezzando per ricorrere alle carte bollate. Anche il sindacato di base della scuola Gilda «ha seguito altri ricorsi simili ai nostri – comunica Settembrini – ottenendo pareri incoraggianti». Non resta che attendere dunque il giudizio di merito.
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