Il dolore
Carezze proibite sulla figlia minore
GROSSETO. Quattro anni di reclusione, più l’interdizione dai pubblici ufficil, più la perdita della patria potestà, più il divieto di avvicinamento ai bambini, più l’obbligo di residenza. È la pena...
GROSSETO. Quattro anni di reclusione, più l’interdizione dai pubblici ufficil, più la perdita della patria potestà, più il divieto di avvicinamento ai bambini, più l’obbligo di residenza. È la pena - comprensiva delle statuizioni accessorie - per il romeno di 44 anni imputato davanti al giudice Marco Bilisari di violenza sessuale nei confronti della figlia, che all’epoca dei fatti (gennaio 2013) aveva cinque anni: abusi consistiti in carezze nelle parti intime, sul letto, mentre il padre si sarebbe anche masturbato. Ma l’uomo doveva rispondere anche del tentativo di violenza sessuale nei confronti della cugina come anche di maltrattamenti in famiglia.
Solo per il primo reato, la pena parte dai 7 anni. La scelta del rito abbreviato - con la riduzione di un terzo della pena - il riconoscimento delle attenuanti prevalenti sulle aggravanti e della continuazione tra i reati ha consentito l’abbassamento della pena. Il sostituto procuratore Maria Navarro aveva chiesto 4 anni e 5 mesi, il gup ha lievemente ritoccato al ribasso la pena per l’uomo, assistito dall’avvocato Patrizia Pagano che si riserva di presentare appello una volta depositate le motivazioni (1 mese). L’uomo non era presente e non lo era nemmeno la moglie, che ha ritrattato le accuse nel corso del procedimento: era stata lei a dare l’allarme, a chiamare i carabinieri dopo aver capito quanto era avvenuto in camera da letto. La bambina era stata portata al pronto soccorso e visitata; si era attivata la task force del Codice rosa antiviolenza. L’uomo era stato arrestato e portato in carcere. Era poi tornato libero e da tempo ha un lavoro che esercita regolarmente. Il fascicolo aveva compreso anche le fasi dell’incidente probatorio.
In aula c’era l’avvocato Serena Iazzetta, in rappresentanza della collega Cecilia Dragotta curatrice per i figli, da qualche tempo in istituto.
Sono servite oltre due ore per l’udienza in camera di consiglio. Il pm ha insistito in modo particolare sulla piena capacità di intendere e di volere dell’uomo al momento dei fatti. Ci sono alcuni disturbi ma non incidono, secondo l’accusa, sulla capacità. Poi è stata la volta della difesa. Al termine il giudice si è ritirato ed è tornato dopo poco meno di un’ora per leggere il dispositivo. (p.s.)
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