Sicurezza
Quattro aggressori riconosciuti da una delle vittime
GROSSETO. È stato posto davanti ai connazionali che lui aveva indicato come autori dell’aggressione: «Sì, sono loro», ha detto. Tutti e quattro gli indagati, e attualmente detenuti, per il tentativo...
GROSSETO. È stato posto davanti ai connazionali che lui aveva indicato come autori dell’aggressione: «Sì, sono loro», ha detto. Tutti e quattro gli indagati, e attualmente detenuti, per il tentativo di omicidio di Rocchette sono stati riconosciuti da una delle due vittime, un tunisino di 23 anni, che la sera del 25 luglio era in auto con un amico 29enne, non presente in Tribunale perché sembra che sia attualmente in Tunisia.
Davanti al giudice Marco Bilisari - presenti i quattro detenuti accompagnati dalla polizia penitenziaria di varie carceri e i carabinieri della Compagnia di Grosseto che seguono le indagini - il riconoscimento si è svolto con la formula dell’incidente probatorio: un modo per anticipare il dibattimento cristallizzando il ricordo. Sullo sfondo, probabilmente ma non è stato chiarito fino in fondo, una questione di droga.
La vittima, che aveva sporto querela, aveva riconosciuto gli aggressori dalle foto segnaletiche. Ma lui e l’amico avevano parlato di nove-dieci persone. Cinque, insomma, mancherebbero all’appello, mentre i primi quattro sono già stati arrestati dai carabinieri e il quinto è latitante.
La prima parte dell’incidente probatorio è stata dedicata al riconoscimento, la seconda all’interrogatorio della vittima, che ha ripercorso quanto avvenuto dalle 22 di quel 25 luglio. Lui e l’amico erano a bordo di una di una Fiat Punto che all’altezza dell’incrocio tra la strada di Rocchette e le Collacchie era stata vittima dell’assalto: alcune persone avevano tirato fuori i due dall’auto e l’avevano pestate. Non solo: entrambe le persone aggredite erano state colpite con arma da taglio. Il giovane che ha testimoniato in Tribunale ha riportato una ferita nella parte lombare destra; più grave la diagnosi e dunque anche la prognosi per l’amico, colpito all’addome fino a interessare il colon (era stato sottoposto a intervento chirurgico). Se l’omicidio non era stato portato a termine, è l’ipotesi sostenuta dal sostituto procuratore Alessandro Leopizzi, è perché alcune persone avevano soccorso i due aggrediti - prima portati alla guardia medica di Castiglione della Pescaia e poi d’urgenza al Misericordia - mentre il gruppetto di stranieri si allontanava. (p.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google