Il Tirreno

Grosseto

Giallo di via Sauro Scarcerato Di Gioia

di Francesca Gori
Giallo di via Sauro Scarcerato Di Gioia

Dopo un mese la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari Commozione e un leggero malore prima dell’uscita

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GROSSETO. Aveva con sé solo un sacchetto di plastica di quelli che si utilizzano per fare la spesa e pochi oggetti dentro. La barba da rasare e una strana sensazione di leggerezza sulla testa. Dietro le sue spalle si è chiusa la porta del carcere di via Saffi e finalmente era fuori. Giuseppe Di Gioia, l’uomo di 47 anni arrestato per l’omicidio della madre Donata Muccio, 85 anni, ieri all’ora di pranzo è uscito dal carcere. Quando i suoi avvocati Sabrina Pollini e Alessia Ceraolo sono andate a comunicargli che finalmente poteva tornare a casa non ha retto l’emozione e si è sentito male. Un giramento di testa, un abbassamento di pressione. Nulla di grave, solo quella sensazione così potente di tornare ad assaporare la libertà dopo un mese di carcere. È stata la stessa Procura a chiedere al giudice per le indagini preliminari la sostituzione della carcerazione con quella degli arresti domiciliari. Un dietro front firmato dal sostituto procuratore Laura D’Amelio che ha ritenuto non ci fossero più le esigenze cautelari nonostante che il tribunale del Riesame di Firenze avesse rigettato l’istanza di scarcerazione presentata dagli avvocati di Di Gioia, che hanno gà fatto ricorso anche in Cassazione. La Procura però ha anticipato anche la decisione della suprema corte. Le perquisizioni a casa del quarantasettenne sono già state fatte e anche i suoi familiari, gli unici che potrà vedere, sono già stati sentiti.

La soddisfazione, ieri davanti al carcere di via Saffi, si leggeva tutta sui volti dei due avvocati. «La Procura ha riconosciuto che le nostre istanze erano fondate - dice l’avvocato Sabrina Pollini - e la decisione di rimettere in libertà Di Gioia è arrivata prima del pronunciamento della Cassazione e prima della scadenza dei termini previsti dall’ordinanza del tribunale del Riesame».

Soddisfazione, certo. Ma gli avvocati Pollini e Ceraolo stanno anche valutando la possibilità di ricorrere di nuovo in appello contro gli arresti domiciliari. Decisione, questa, che verrà presa nei prossimi giorni.

Intanto Giuseppe Di Gioia, che era stato portato in carcere alle due di domenica 25 ottobre dopo essere stato fermato per l’omicidio della madre, Donata Muccio, è tornato a casa sua, ad Albinia.

Era stato fermato lo stesso giorno nel quale sua madre era stata trovata morta nell’appartamento di via Sauro 100. L’uomo, quando si è accorto che Donata non respirava più, aveva simulato un furto mettendo a soqquadro l’appartamento e facendo sparire alcuni gioielli. Ma la porta chiusa, senza alcun segno di effrazione, era stato il primo indizio raccolto dagli investigatori che qualcosa, in quella ricostruzione, non tornava. Di Gioia non ha mai risposto alle domande dei magistrati, ma la sua verità è diversa da quella raccontata dalla Procura. Sua madre sarebbe morta di malore, dopo che i due avevano litigato. Lui ha sempre negato di averle messo le mani addosso.

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