Il dolore
Più olio dalla Tunisia, l’Amiata protesta
Verso il via libera all’ingresso di altre 35.000 tonnellate esenti da dazi: Cinigiano chiede lo stop, gli agricoltori s’infuriano
CINIGIANO. Sul mercato italiano già saturo di prodotti esteri potrebbero arrivare ulteriori 35.000 tonnellate di olio tunisino. E senza dazio. Per l’Amiata, zona di eccellenza della produzione di olio, una vera rovina. Come lo è stato l’arrivo di castagne estere che ha fatto collassare, in montagna, il mercato castanicolo. Ma ora è troppo. E da agricoltori e associazioni di categoria, ma anche dalle istituzioni arriva una richiesta di stoppare l’operazione.
Il gruppo consiliare di minoranza A/gentecomune di Cinigiano ( Alice Bianchini, Giovanni Barbagli, Sara Ciacci) presenta al prossimo consiglio comunale una risoluzione che chiede di attivare tutti gli strumenti possibili per stoppare l’importazione di olio tunisino che grazie agli accordi fra l’alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri Federica Mogherini e il primo ministro tunisino Habib Essid potrebbero invadere per tre anni i mercati italiani.
«L’Unione Europea su proposta dell’Alto rappresentante Federica Mogherini – scrivono i consiglieri – si appresta ad autorizzare l’ingresso di un’ulteriore quota pari a 35.000 tonnellate di olio, sdoganato da dazi, dalla Tunisia. Questa decisione che porterà la quota di importazione dell’olio tunisimo a 91.000 tonnellate, sarà valida per tre anni».
Una posizione, quella della Mogherini, che non ha mancato di suscitare un vespaio anche nelle associazioni agricole. In particolare Enrico Rabazzi presidente della Cia di Grosseto, accusa: «Mascherato dietro il finto buonismo arriva l’ennesimo provvedimento che rischia di mettere in ginocchio quel poco che rimane del settore oleario. Aiutare chi è in difficoltà va bene ma a questo definitivo colpo di grazia a un settore in difficoltà e di eccellenza, noi non ci stiamo. Se si pensa di poter fare beneficenza con il duro lavoro dei nostri agricoltori, l’Europa deve prepararsi a una dura opposizione». Rabazzi chiede anche severi controlli: «Pretendiamo – dice – che il governo italiano si attivi subito in Europa affinché l’olio tunisino sia accompagnato da misure di tracciabilità e di commercializzazione che ne impediscano la possibilità di essere etichettato come di origine Ue o peggio come di origine italiana».
Una richiesta che arriva anche dal sindaco di Seggiano Gianpiero Secco, il quale ricordando l’eccellenza di Seggiano in quanto a oro verde, sottolinea: «Se proprio vogliamo aprire ancor più all’olio tunisino, occorre accertare nelle etichette da dove proviene, almeno il consumatore sa di cosa si parla. Se poi lo vorrà acquistare non ci saranno problemi».
Ma dall’Europa non arrivano voci incoraggianti, perché secondo il commissario europeo all’agricoltura, Phil Hogan e il commissario al commercio, Cecilia Malmstrom, l’iniziativa è il risultato dell'impegno Ue ad aiutare l’economia tunisina e creare più posti di lavoro a beneficio di quella popolazione. La proposta dovrà passare al vaglio di Europarlamento e Consiglio Ue per ottenere il via libera alle 35.000 tonnellate che si aggiungeranno alla quota già fissata di 56.700 tonnellate di olio esente dai dazi doganali. In attesa di questa definitiva approvazione, la rappresentanza cinigianese chiede nella sua risoluzione «che non venga approvata dalla Commissione europea questa proposta. La immissione nel mercato europeo di prodotti agricoli che comportano la concorrenza sleale, produce danni enormi». La risoluzione, dunque propone «ai parlamentari italiani in commissione europea di non votare la proposta e chiede alla Regione Toscana di intervenire alla Commissione europea per respingerla e ai consiglieri europei toscani di fare altrettanto».
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