Il dolore
Alfredo detto “Manicomio” e le sue mitiche burle
Sono due gli aneddoti più famosi che si legano al carisma e alla simpatia di Alfredo Tafani, detto Manicomio. Quello della lampada ad acetilene e quello dei “riccinballa”. Li ricorda il figlio...
MONTEMASSI. Sono due gli aneddoti più famosi che si legano al carisma e alla simpatia di Alfredo Tafani, detto Manicomio. Quello della lampada ad acetilene e quello dei “riccinballa”.
Li ricorda il figlio Francesco, oggi in pensione, già trombettista, acrobata e clown, oltre che caporchestra del circo Orfei.
«Un giorno mio padre, durante l’oscuramento per i bombardamenti del 1943, rientrò nella casa di Firenze, un quinto piano di via Alfani. Era buio pesto. A piano terra chiese a un signore la sua lampada ad acetilene rassicurandolo che gliel’avrebbe “rimandata subito”. La ottenne, salì e appena arrivato in cima si affacciò alla finestra, chiamò il poveretto e gli gridò: “Eccola..”. Poi la lasciò cadere di sotto».
L’altra gag è la burla di Brusciana, un paesino dell’Empolese. Qui mise le tende, nell’estate del 1935, il circo di Manicomio.
Alfredo, a fine spettacolo, architettò uno scherzo collettivo modello Amici miei: la raccolta dei “riccinballa”.
«In pratica – racconta ancora Francesco – convinse i paesani che, vista la carestia che imperava in quei tempi di magra, avrebbero potuto catturare i ricci (i porcospini) per farne una bella mangiata».
«Dunque, bona gente – disse sicuro di sé Alfredo Tafani – quel boschetto che vedete lassù in cima al poggio è pieno di ricci; andate di corsa a casa cercate dei campanacci e delle balle e si parte. Basta suonare i campanacci, tenere aperte le balle e loro ci vanno dentro da soli…».
Alla spicciolata arrivarono in tanti con l’ occorrente davanti alla tenda del circo. Tafani suonò perfino la tromba per dare avvio a quella insolita cacciata senza armi. Andò diversamente rispetto alle aspettative. Lo scherzo si chiuse con qualche grassa risata e nulla più, ma da quel giorno i bruscianesi vengono fatti oggetto di scherno e sarcasmo. Perfino un giornale umoristico francese dell’epoca raccontò la genialata del Tafani.
Per tanti anni, anche nel dopoguerra, nelle trattorie, nelle osterie e nelle mescite dell’Empolese, a mo’ di scherzo, si offrivano alla clientela, menu con proposte di piatti a base di ricci alla bruscianese. Ovviamente nessuno da queste parti ha mai mangiato un porcospino.
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