Il Tirreno

Grosseto

Una mozione per la fusione dei comuni

di Fiora Bonelli
Una mozione per la fusione dei comuni

Cinigiano, il consigliere Giovanni Barbagli raccoglie l’adesione di cinque colleghi per la creazione di una macroarea

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CINIGIANO. «Rompiamo gli indugi, i tempi sono maturi per avviare il processo della fusione dei comuni dell’ Amiata grossetana». A dirlo, annunciando una mozione che presenterà al consiglio dell’Unione, è il consigliere di minoranza di Cinigiano in Unione Giovanni Barbagli, che dopo le uscite sulla stampa dei sindaci di Santa Fiora e di Castel del Piano sulla necessità di avviare il processo di fusione tra i comuni dell'Amiata grossetana, spinge a cominciare l’operazione.

«Non possiamo più indugiare e allora facciamo passi in avanti e discutiamo dei tempi e dei contenuti delle proposte. Come consigliere di minoranza – spiega Barbagli – ho predisposto una mozione per il Consiglio dell’Unione per entrare nel merito di questa proposta e avviare da subito un processo istituzionale e partecipativo su come e quando concretizzare la decisione di fusione».

La posizione di Barbagli (sostenuto anche dai consiglieri di minoranza dell’Unione che hanno firmato la mozione, Alessio Santella di Seggiano, Maurizio Coppi di Castell’Azzara, Alessandra Vegni di Castel del Piano, Corrado Lazzeroni di Arcidosso e Luciano Petrucci di Semproniano) ritiene la proposta di Franci e Balocchi – che avevano ipotizzato due macroaree risultanti dalla fusione dei sette comuni restanti dopo l’uscita di Cinigiano – «seria e motivata, intravedendo in essa una strategia lungimirante che va oltre l’aggregazione dei comuni di Seggiano, Castel del Piano, Arcidosso e Roccalbegna». Barbagli, infatti, dice di «intravedere nella proposta un’idea forte di territorio e che potrà ridare una identità definitiva a frazioni come Monticello Amiata e Castiglioncello Bandini, che dovranno far parte della nuova aggregazione dei comuni dell’Amiata a tutti gli effetti».

Barbagli ripropone, dunque, il problema Monticello e Castiglioncello, i cui abitanti non vogliono seguire Cinigiano che dal 1º gennaio 2016 sarà fuori dall’Unione per avvicinarsi a Campagnatico e Civitella. Le due frazioni cinigianesi vogliono restare in Amiata, ma l’operazione si prevede lunga e laboriosa, sebbene anche il consiglio comunale di Cinigiano abbia riconosciuto la legittimità della decisione delle popolazioni che si sentono più amiatine che maremmane.

Barbagli condivide anche il passaggio del sindaco di Santa Fiora, Federico Balocchi, che guarda con favore anche a un dialogo e un riavvicinamento all’Amiata senese. «Troverei contraddittorio – chiude Barbagli – far finta che non sia successo niente nel dibattito sul futuro dell’ Unione dei Comuni e come questa sia chiamata a darsi un futuro assetto che va oltre un modello attuale che ha non poche criticità. La novità sta nel confrontarsi sia sul piano istituzionale che sociale e decidere di conseguenza per concretizzare il nuovo e futuro assetto del nostro territorio con la fusione».

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