La protesta
Risparmia 400 euro a ettaro l’imprenditore che usa il nero
GROSSETO. Più del 70 per cento delle giornate lavorate nei vigneti maremmani è in mano ai caporali. É il dato choc che emerge dall’indagine di Cgil e Cgil Flai, i cui risultati sono stati resi noti...
GROSSETO. Più del 70 per cento delle giornate lavorate nei vigneti maremmani è in mano ai caporali. É il dato choc che emerge dall’indagine di Cgil e Cgil Flai, i cui risultati sono stati resi noti ieri in un incontro – “Gli invisibili delle campagne della Maremma” – che si è svolto alla Fondazione Il Sole. Lo studio ha utilizzato come base dati (poi elaborati) che provengono da fonti pubbliche, istituzionali, Artea in primis. E chi l’ha messo a punto ha tastato il polso a coltivatori diretti e lavoratori sfruttati, a dirigenti di associazioni datoriali del mondo agricolo e agronomi.
Parliamo di un territorio, la Maremma, a grande vocazione agricola. Per tradizione, per natura: basti pensare che sono oltre 20.000 gli ettari coltivabili, a cui si aggiungono 72.000 ettari di bosco “annessi” alle imprese agricole, che in tutta la provincia sono circa 4.000.
Quattromila imprese agricole. Bisogna partire (anche) da qui per rendersi conto di quanto può essere arduo il compito di chi deve controllare. «E i controlli ci sono – esordisce Claudio Renzetti, segretario generale della Cgil grossetana – Sfatiamo la falsa credenza secondo cui le verifiche non vengono fatte. Nel 2015 ne sono state messe a segno 375 con il riscontro di 319 irregolarità». Non basta, secondo la Camera del Lavoro stringere – tout court – le maglie dei controlli : c’è bisogno piuttosto di un tavolo “apparecchiato” in seno alla Prefettura a cui siedano le associazioni che rappresentano gli interessi degli imprenditori agricoli. Perché, alziamo il velo, i coltivatori diretti non se ne possono tirare fuori. È loro interesse non farlo: chi di loro lavora nel rispetto delle regole è il primo a subire la concorrenza sleale. Lo dicono i dati Cgil, da cui per altro emerge che il trend segna un incremento della raccolta a mano a discapito di quella con l’utilizzo delle macchine. «I lavoratori della raccolta dell’uva reclutati in Maremma e che passano attraverso l’intermediazione dei caporali – si legge nell’indagine – percepiscono in media meno della metà di quanto spetterebbe loro per legge e secondo i contratti di settore». L’’agricoltore onesto si trova a combattere contro i mulini a vento: ogni agricoltore che utilizza il caporale risparmia – emerge dall’indagine – da 300 a 400 euro ad ettaro.
Serve che la Regione calcoli un indice di congruità, cartina al tornasole. Serve che la “proposta Martina” contro il caporalato diventi legge.
Giovanna Mezzana
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