Il Tirreno

Grosseto

Matteo ha fatto cadere tutte le barriere

Massimo Galletti
Matteo ha fatto cadere tutte le barriere

La federazione italiana pallavolo ha deciso di concedere una deroga permanente al ventenne per seguire la sua squadra

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ORBETELLO. Il finale sembra quello delle favole, ma questa volta a scrivere la famosa frase «E vissero felici e contenti» è lo stesso presidente della Fipav nazionale Carlo Magri, che ha telefonato personalmente ad Andrea Bartolini, allenatore della Pallavolo Orbetello, ma prima di tutto, padre di Matteo.

La vicenda di Matteo ha fatto il giro d’Italia. Il ragazzo, 20 anni e con la sindrome di Down, figlio del tecnico Bartolini era stato allontanato dalla panchina della squadra maremmana, perché non in regola con il tesseramento da dirigente, dai due arbitri prima della gara della formazione lagunare a Sesto Fiorentino.

La società di Orbetello, che aveva chiesto la deroga per far stare Matteo in panchina, l’aveva ottenuta ma solo verbalmente e per i quattro anni che il ragazzo aveva seguito il padre e la squadra, le cose erano andate sempre bene.

Ma l'allontanamento del figlio di Bartolini, dopo tutte le spiegazioni del caso, era sembrato eccessivo tanto che per le proteste, il babbo coach era stato squalificato per una giornata. Gli stessi dirigenti della società maremmana, avevano cercato di chiarire la cosa con la federazione fino a quando è arrivata a sorpresa la telefonata del presidente Fipav in persona. Magri si è scusato a nome suo e di tutta la federazione italiana pallavolo, sia nei confronti di Bartolini, che di suo figlio Matteo, ma ha fatto di più. Ha ribadito che Matteo potrà sedere in panchina senza alcuna limitazione con la squadra, come e quando vorrà, dopo che la società avrà inoltrato la richiesta al consiglio federale e che non ci saranno problemi a concederla. Non solo Matteo è stato invitato personalmente dal presidente ad andare in panchina con le nazionale azzurra, appena ce ne sarà l'occasione.

Difficile immaginare la gioia e la commozione nella società lagunare e di tutti coloro che si sono battuti in questi giorni per Matteo affinchè la vicenda si potesse risolvere una volta per tutte.

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Il coordinatore nazionale degli arbitri Luca De Domenico chiarisce gli aspetti della questione dal punto di vista federale in favore dei due direttori gara. «Gli arbitri - dice - si sono visti costretti ad applicare il regolamento. Quello che è sembrato a prima vista un grave gesto d'insensibilità è stato purtroppo una decisione dovuta dalle norme che sono chiare. È il regolamento a dire che per motivi di sicurezza, nessuno, oltre alle persone indicate può stare in panchina. In caso d'infortunio e penso per esempio a una pallonata in pieno volto di chi non fosse stato autorizzato come nel caso di Matteo, ad andarci di mezzo penalmente, sarebbero stati gli stessi arbitri. Quindi piano a dare loro degli insensibili. I due fischietti hanno fatto solo il loro dovere di pubblici ufficiali di gara. Vi posso assicurare che loro per primi sono veramente dispiaciuti per tutto quello che è accaduto».

Andrea Bartolini affida i ringraziamenti ad una breve nota dove si legge: «Sono contento che tutto si sia risolto per il meglio. Non si dovrebbe mai arrivare a creare disagio e urtare la sensibilità della gente, ma in questo caso si è dovuto fare una piccola eccezione. Ringrazio il mondo sportivo e non, che con grande sensibilità ha subito capito quale fosse il vero problema. Le regole vanno rispettate, e io sono il primo a cercare di non oltrepassarle, così come ha fatto la mia Società, cercando di non mettere in difficoltà nessuno. Mi spiace che qualcuno abbia voluto cavalcare l' onda emotiva che mio malgrado ho creato, ma vi rassicuro che non era mia intenzione buttare la croce su niente e nessuno. Come ho già detto, mi sono buttato in questa crociata perché penso veramente che lo sport debba solo unire e l'ho fatto solo per far capire che esistono regole e regole, e che sarebbe bastato veramente poco poter permettere a mio figlio Matteo di stare vicino a ciò che più gli piace senza creare tutto questo trambusto mediatico».

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