Sicurezza
L’AVVERSARIO È IN PISTA MENTRE IL PD “RAGIONA”
EMILIO GUARIGLIA. Il dado è tratto. Con la prima candidatura ufficiale a sindaco, quella di Giacomo Gori per il Movimento 5 stelle, anche Grosseto entra in campagna elettorale. Per chi ama “avviare...
EMILIO GUARIGLIA. Il dado è tratto. Con la prima candidatura ufficiale a sindaco, quella di Giacomo Gori per il Movimento 5 stelle, anche Grosseto entra in campagna elettorale. Per chi ama “avviare ragionamenti” e “aprire tavoli di concertazione” non è una bella notizia: il tempo delle chiacchiere è finito, comincia la dura stagione della conquista dei voti, porta a porta, uno ad uno, perché mai come questa volta l’esito delle amministrative appare incerto e anche un solo voto nel 2016 potrebbe fare la differenza.
È il momento delle scelte. Quello in cui servono idee chiare da sventolare come bandiere programmatiche e non come generiche promesse. Quello in cui servono il nome e il volto dell’alfiere, il candidato al quale affidare le bandiere. La battaglia è cominciata. E per il Partito Democratico che ancora – a Grosseto come a Roma – intorno ai suoi tavoli ragiona di metodi e regolette, non è la migliore delle notizie.
Le fibrillazioni del Pd locale non bastavano. Quando ormai tutti (o quasi) qui sembravano avviati volenti o nolenti alle Primarie come unica soluzione per non implodere nei duelli interni fra aspiranti candidati, ecco che dal Nazareno arriva l’ordine di attendere, attendere nuove regole e tempistiche che dio-solo-sa se e quando arriveranno. E allora tutto da rifare, tutti di nuovo fermi.
Aspettando Godot, gode M5s. Favoriti dal mezzo passo indietro del loro leader nazionale, nelle realtà locali i 5 stelle sembrano meno attenti ai rigidi lacciuoli regolamentari delle origini e – con o senza pareri dei meetup, con o senza quelle votazioni on line un tempo Verbo sacro – in tutta Italia nuclei di attivisti giocano d’anticipo e con scelte rapidissime mettono in campo i candidati. Così anche a Grosseto, dove Giacomo Gori scatta primo dai blocchi di partenza sapendo di partire stavolta (glielo ha detto il nemico, un sondaggio commissionato dal Pd) in condizioni di perfetta parità col principale sfidante: 32 (per cento) a 32, stima Ipsos.
E gode pure il centrodestra, che intanto ha già rifatto la squadra dei gloriosi tempi Antichi (dalla Lega a Forza Italia) e che – salvo imprevisti – a giorni potrà gettare nell’agone un candidato di valore, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, scelto dai leader dei singoli partiti che su questa sponda per decidere non hanno bisogno di regole e assemblee.
Nel guado, aspettando, resta proprio il Pd. Certo, non è detto che chi parte prima, primo arrivi: la corsa sulla distanza potrebbe favorire il più fresco. Di sicuro però star fermi, ora, non giova. Soprattutto se il buongiorno è quello che si vede nel “fuoco amico” in volo con quotidiana leggerezza (anche a mezzo stampa) tra assessori, aspiranti candidati, partiti e partitini che si accusano vicendevolmente di protagonismo mediatico a scopo elettorale: se continua così più che un’attesa quello del Pd sarà un lento harakiri.
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