Il Tirreno

Grosseto

Fortunati frena: «Ipotesi lontana, lavoriamo bene sull’Unione»

«La fusione è il futuro, l’Unione dei comuni è il presente. E ogni comune deve fare il massimo per far funzionare questa macchina che adesso abbiamo a disposizione». Il sindaco di Castell’Azzara...

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«La fusione è il futuro, l’Unione dei comuni è il presente. E ogni comune deve fare il massimo per far funzionare questa macchina che adesso abbiamo a disposizione». Il sindaco di Castell’Azzara Fosco Fortunati entra nel dibattito fusione –Unione comuni amiatini con piglio realistico, dopo che il sindaco di Santa Fiora e quello di Castel del Piano hanno parlato di fusioni, quadro in cui Castell’Azzara andrebbe a riaggregarsi con Santa Fiora, con la quale costituiva, in passato la nota contea. Radici storiche comuni, dunque, che pare dovranno essere tenute presenti nel caso di fusioni future. Così Fortunati spiega la sua posizione: «Non sono contrario alla fusione, ma per questa mi pare che i tempi siano distanti o comunque i passaggi complicati e da studiare. Certo che la strada futura non potrà essere altro che la creazione di macroaree, vista anche la scomparsa delle province e il trend governativo che guarda alle aree vaste. Ma questo è il futuro non certamente prossimo. Invece adesso, visto che stiamo dentro l’unione e abbiamo iniziato questo percorso, dobbiamo assolutamente far funzionare questa macchina». Tutti, secondo Fortunati, devono sacrificare qualcosa per il bene generale. «Mi riferisco – dice – alle risorse umane e finanziare da mettere in comune e qualche amministrazione nicchia. Ma l’unione è questa, condividere le risorse. Sia chiaro, comunque, che la frammentazione del territorio non giova e non paga. Lo abbiamo visto con la divisione dell’Amiata che era, una volta, unica comunità montana, perché in questo modo sono tutti e due i versanti che hanno perso». All’Amiata di oggi, prosegue Fortunati, «serve una forte integrazione territoriale, perché, purtroppo, ci penalizzano i bassi numeri della popolazione che sono poi – ironizza Fortunati – voti in tempo di elezioni. Si guarda ai numeri per ogni servizio, ovvio, e già così partiamo penalizzati. Oggi tutti i progetti sono di area e se non ci presentiamo come area siamo ulteriormente emarginati». Il ragionamento di Fortunati, dunque, in sintesi è «sì all’idea di fusione che però non è così prossima e alle porte, per cui dobbiamo lavorare su quello che abbiamo adesso». (f.b.)

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