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Fondato da Giovanni il nostro San Gennaro

Fondato da Giovanni il nostro San Gennaro

BATIGNANO. Lo chiamano “il San Gennaro della Maremma”, anche se santo non lo è mai diventato. Ma non è persa l’ultima speranza. Il venerabile Giovanni da San Guglielmo, fondatore del convento di...

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BATIGNANO. Lo chiamano “il San Gennaro della Maremma”, anche se santo non lo è mai diventato. Ma non è persa l’ultima speranza. Il venerabile Giovanni da San Guglielmo, fondatore del convento di Santa Croce a Batignano, dove oggi vive e lavora la scultrice Emily Young, è un personaggio affascinante.

Ieri durante la visita all’ex convento insieme all’artista, il direttore del Cedav Mauro Papa ne ha ripercorso la storia.

Padre Giovanni Nicolucci, conosciuto anche come Giovanni da Batignano, nasce a Montecassiano nel 1552. Eremita di vocazione, a fine ’500 arriva in Maremma nell’abbazia di Malavalle, vicino a Castiglione della Pescaia, dove si guadagna la fama di predicatore, e costruisce poi l’eremo di Sant’Anna a Tirli.

Attratto dalla regola degli agostiniani scalzi, chiede di entrare in quest’ordine, nato in quegli anni. Sul territorio non ci sono ancora conventi di questa nuova congregazione. Per lui viene appunto eretto il convento di Santa Croce a Batignano, dove Giovanni si trasferisce, non senza le resistenze della gente di Castiglione. A Batignano, però, rimane solo pochi mesi. Arrivato ad aprile 1621, muore ad agosto. Cinque mesi dopo il corpo viene riesumato e, sorpresa, viene trovato ancora integro; in un’ampolla il sangue è ancora fluido. Tutti gridano al miracolo e si apre il processo di canonizzazione. Nel 1770 è proclamato venerabile e le congregazioni per l’esame dei miracoli a lui attribuiti si riuniscono fino a fine ’800. Il venerabile Giovanni però non è mai diventato santo, anche se la causa è ancora aperta.

Nel frattempo il convento vive vicende alterne. Dopo che fu soppresso nel 1831 con un editto napoleonico, ospita una vetreria e poi viene diviso in abitazioni private, finché Adam Pollock non lo acquista nel 1974, lo restaura e lo apre al pubblico. Alla fine degli anni Duemila arriva la nuova proprietaria, Emily Young.

Il venerabile Giovanni però non se n’è mai andato definitivamente da questi luoghi e rivive ancora oggi nelle immagini a tempera che ornano la lunetta d’ingresso del chiostro (da cui è tratta l’immagine in alto) e nelle suggestioni che questo posto è ancora capace di regalare. (f.f.)

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