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Ecco l’Ottava Zona da quarant’anni custode del folklore
La Squadra grossetana fu fondata dai fratelli Bartolucci e oggi vanta un repertorio che ha pochi eguali in Toscana
di PAOLO NARDINI
Giulio Bardi, studioso di tradizioni popolari, allievo di Fabio Mugnaini all’Università di Siena, è il più giovane componente della Squadra dell’Ottava Zona. È lui che si occupa oggi della raccolta delle informazioni e della costituzione dell’archivio storico di uno dei più noti e apprezzati gruppi di riproposizione della musica tradizionale maremmana. Ed è lui che ricorda le parole con cui l’antropologo Roberto Ferretti introdusse una serata dedicata ai canti e al teatro popolare nel repertorio della Squadra al Teatro degli Industri di Grosseto, nel 1981: «La squadra dell’Ottava Zona di Grosseto, aree di Grancia e Vallemaggiore, alla immediata periferia meridionale della città, riveste particolare importanza tra i gruppi folklorici della Maremma. Possiede infatti nel repertorio tutte le forme di canto itinerante di questua un tempo diffuse e note nel territorio maremmano; alcune sopravvissute come la Maggiolata e la Befanata, altre testimoniate frammentariamente, come la Vecchia di Mezza Quaresima, altre infine da tempo perdute, come il Bruscello».
La Squadra ha infatti il grande merito di aver perpetuato non solo la tradizione del canto folklorico, ma anche quella forma di teatro popolare che un tempo costituiva una delle rare occasioni di incontro non legate strettamente al lavoro delle campagne toscane: il bruscello di mezza quaresima, il Segalavecchia.
«L’incontro con Roberto Ferretti – sottolinea Bardi – rappresentò per l’Ottava Zona un periodo ricco di iniziative: la squadra si esibì oltre che nel Grossetano, in diversi teatri della Toscana, fra i quali quello di Lucca, di Capannori, di San Casciano... Grazie all’intervento di Ferretti, nel 1983 partecipò insieme ad altre compagnie toscane alla rassegna “Florence et la Toscane”, realizzata a Parigi da una delle organizzazioni più attive nella valorizzazione del patrimonio culturale immateriale, la Maison des cultures du monde. In quell’occasione, ormai in possesso di un’ampia collezione di rappresentazioni folkloriche, la Squadra dell’Ottava Zona eseguì al Teatro Notre-Dame il suo intero repertorio».
Come è nato questo gruppo, qual è la sua origine?
«La genesi del gruppo va ricercata nella famiglia dei fratelli Bartolucci, che sono stati gli ideatori e i pilastri della squadra. Loro erano già avviati già alla passione per la musica e per la rima, grazie agli insegnamenti del loro padre. La famiglia Bartolucci è originaria di Roccalbegna, ma il bisnonno era nativo di San Quirico d’Orcia. Si trasferì, come famiglia mezzadrile, prima a Murci, nel comune di Scansano, poi a Magliano in Toscana e infine nelle colline della Grancia e Ottava Zona».
Tu sei molto giovane, come conosci la storia della Squadra?
«Edo Bartolucci mi ha raccontato che già nei primi anni Cinquanta suonando una piccola fisarmonica da ventiquattro bassi, prendeva parte al giro di questua fra i poderi della Grancia di Grosseto, nella squadra che allora era composta da alcuni degli abitanti della zona. Il gruppo allora non aveva un nome, ma come in tutti gli altri casi, i nomi sono venuti dopo».
Il gruppo ha avuto una continuità, fin da allora?
«No, si sciolse nel corso del decennio successivo, negli anni del boom economico: allora la tradizione cedeva alla modernità e la campagna alla città. Poi, dopo il silenzio, venne il periodo del folk-revival, con il recupero dei canti di un passato che sembrava perduto e con il bisogno di ridefinire un’identità collettiva. E quindi fra i gruppi sorti nel corso degli anni Settanta, si distinse quello dell’Ottava Zona, che è nato soprattutto per volere di Domenico Bartolucci, nel 1977. Andò così, che i fratelli Bartolucci si unirono con i cugini Abati costituendo la squadra che cantò il Maggio di quell’anno».
La Squadra è nota anche per aver riportato il teatro popolare...
«Sì, nell’inverno del 1978 il gruppo, riprendendo il testo che aveva fornito loro anni prima Silvio Vescovo, venuto in Maremma dalla provincia di Perugia nei primi anni del Novecento, ripropose al pubblico, caso unico per quegli anni in Maremma, l’usanza di metà quaresima della Vecchia Segata. Il testo era riferito da Vescovo a mente e quindi era frammentario, ma fu restaurato, anche con la collaborazione di Rovasio Fabbri, per consentire la riproduzione di questa particolare rappresentazione contadina. La musica era quella delle fisarmoniche di Domenico Bartolucci e di Velso Abati e del violino di Sigé Di Marte».
E quindi il gruppo porta sulla scena il teatro popolare della Vecchia Segata?
«Sì, ma la Vecchia non è la sola forma di teatro popolare recuperata dal gruppo: nel 1980, tramite la testimonianza di Gesualdo Damiani, che era un mezzadro di Principina Terra stabilitosi a Vallemaggiore, ricordato come abile fisarmonicista e che in seguito entrerà a far parte del gruppo, venne riprodotto anche un Bruscello “mogliazzo”, o “dell’innamoramento”, che è un’altra unicità nel panorama grossetano di quegli anni. E poi, sempre su questo versante delle forme teatrali popolari, è da ricordare la Befanata, che ha una scena buffonesca. La Squadra fece anche una trasposizione teatrale della novella di Gosto e Mea».
Chi sono i componenti della Squadra?
«Impossibile ricordare tutti i componenti di questa squadra che è in in continuo “movimento”, sia in termini di formazione canora che di partecipazione attoriale. Comunque il gruppo ha sempre ruotato intorno ai fratelli Bartolucci».
La Squadra ha anche la caratteristica di essere particolarmente telegenica…
«Sì, è stata fra le prime ad apparire in televisione. Le apparizioni televisive del gruppo, oltre all’esibizione negli studi di Telemaremma 55 nel 1978, c’è stata la partecipazione a una puntata di Sereno Variabile del 1985, andata in onda su Rai Due e registrata presso la fattoria di Grancia, e quella alla trasmissione Il Buon Paese condotta da Claudio Lippi su Rete 4 nello stesso anno; in quell’occasione il gruppo ebbe modo di esprimere, attraverso il canto, il proprio disappunto per l’abolizione, decisa dal Governo, della festività dell’Epifania».
A quasi quarant’anni dalla sua nascita la Squadra dell'Ottava Zona continua il suo compito di portatrice della tradizione, con un repertorio che ha pochi eguali nel panorama ormai vasto dei gruppi folclorici toscani.
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