Addio al grande Vadrego il “primo” macellaio
Per più di cinquant’anni ha venduto carne nel suo negozio di piazza del Sale Testimone di guerra, con lui se ne va un pezzo di storia. Stamani i funerali
GROSSETO. Soldato in Africa, prigioniero degli americani, è stato uno degli ultimi testimoni del secondo conflitto bellico dal quale era uscito miracolosamente vivo. Si è spento nella notte tra sabato e domenica, all’ospedale Misericordia, Evadegro Corradini, ex macellaio, uno dei più noti commercianti cittadini. Aveva 94 anni: un pezzo di storia che se ne va. In città (con una piccola metamorfosi lessicale) era da tutti conosciuto come “Vadrego”. Aveva fatto la seconda guerra mondiale scampando più volte alla morte e tornato a Grosseto si era inventato un’attività. Fu il “primo” macellaio, il più vecchio del periodo post bellico. All’inizio lavorò per l’Ente comunale in piazza del Mercato, poi si mise in proprio con un florido negozio tutto suo in piazza del Sale.
La sua nascita è avvolta da un piccolo giallo. Sappiamo che fu registrata a marzo del 1922, ma – com’è stato ricostruito da lui e dai familiari – risalirebbe in realtà a dicembre 1921. Da ragazzo Vadrego condusse una vita normale e piena di passioni: amava il calcio, ci sapeva fare. Faceva il centravanti o l’ala destra nel Siena, poi tutto si interruppe. Il 1942 è l’anno nero. Lo chiamarono in guerra che aveva solo 20 anni e lui non riuscì a sottrarsi. «Chi aveva un amico importante riusciva a non farla – raccontava in famiglia – io no. All’epoca c’erano già le raccomandazioni, ma io non conoscevo nessuno e mi ritrovai dritto in Africa». In Tunisia Vadrego fu centrato dalla granata sparata da un carro armato statunitense: nel veicolo c’erano quattro soldati. Gli altri tre amici morirono mentre lui sopravvisse cavandosela con una ferita alle gambe. Un miracolo, sì, e neppure l’unico. Nelle lunghe e faticose giornate, nelle nottate dense di tormenti Vadegro conobbe (probabilmente) Rommel, «o almeno mi dissero che era lui». Si comportava come un soldato normale, caricava le munizioni e i cannoni, un elemento “operativo” di quel bestiale ingranaggio che portava i giovani a combattere e morire. Lui, Corradini, faceva il carrista: sparava con il cannone ed era colui che stava “sopra”, posizione che gli salvò la vita mentre i compagni che stavano “sotto” – solo perché il caso decise di collocarli lì – furono disintegrati. Ferito alle gambe Corradini fu catturato dagli inglesi per poi essere abbandonato per strada. Passarono soldati americani che lo caricarono sul loro carro armato e gli chiesero «Sing», canta. Ferito e lacerato dal sangue e dal dolore Evadegro si mise a cantare. E cantando si ritrovò su una nave diretta in America. Accanto a sé c'erano i tantissimi militari statunitensi feriti e che venivano reimpatriati per essere curati. «Vomitavano, stavano male e io con loro»: il viaggio incubo durò due settimane e culminò a Boston, dove Corradini fu portato in un ospedale militare. Tra i letti del nosocomio molte persone (anche famose) venivano a trovare i militari feriti, arrivarono pure Fred Astaire e Ginger Rogers che abbracciarono i soldati portando conforto. Finite le cure si spalancò un periodo “americano” che durò tre anni. Vadrego fu caricato su un treno e finì ad Indianapolis, in un campo di lavoro dove trovò un altro grossetano, Baldino Pisani. Nel campo fu impiegato in un ufficio, poi fu spostato a Cleveland, Fort Knox e New York. In America alla fine stette bene – come ha sempre detto – imparò l'inglese. Veniva pagato per quel che faceva e mandava soldi e medicine a casa, alla mamma e al fratello Bruno che – a differenza sua – non fu così fortunato e morì a Grosseto nel bombardamento di Pasquetta. Bruno se ne andò senza colpe, senza far nulla. Era troppo piccolo per essere chiamato in guerra e proprio questa – assurdamente – fu la sua disgrazia. Dopo tre anni in America Corradini tornò in Italia. Una nave lo trasportò fino a Napoli e un treno lo condusse a Grosseto. Qui lo aspettarono i soldati americani: cercavano qualcuno che masticasse l'americano e scelsero proprio lui, che diventò interprete al comando alleato a Firenze, poi a Grosseto. Poi però si fermò. Mise un punto alla sua vita e disse basta.
Si inventò macellaio, iniziò a lavorare per l'Ente comunale. Infine aprì la macelleria dove ha lavorato per quasi 50 anni. Nel 1947 sposò Silvia (venuta a mancare nel 2008), ebbe una figlia (Anna) e due nipoti, Paolo e Ilaria. Fino a poco tempo fa – e con una lucidità che l’ha accompagnato sempre – Vadrego ha raccontato di sé e del suo passato che l'ha segnato senza mai abbandonarlo. Nell’ultimo mezzo secolo non ha potuto più mostrare foto e documenti della Guerra. Erano rimasti inghiottiti nell’alluvione del ’66, ma la sua mente e il suo cuore li hanno conservati per sempre.
Vadrego se n’è andato due notti fa nel dolore e nell’amore della sua famiglia, dei figli e dei nipoti che non l’hanno mai lasciato, soffrendo con lui per le condizioni di salute che erano precipitate. I funerali sono stati fissati per stamani (lunedì) alle 11 nella chiesa del Cottolengo.
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