Il Tirreno

Grosseto

Franci: ecco la fusione che vorrei

di Fiora Bonelli
Franci: ecco la fusione che vorrei

Da Castel del Piano l’idea di due maxi aree. Il sindaco: «Ma il vero cruccio rimane il distretto sanitario»

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CASTEL DEL PIANO. Anche il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci, d’accordo col collega di Santa Fiora Federico Balocchi, rompe gli indugi e veleggia verso l’idea di fusione dei comuni. E non nasconde i problemi che in questo momento serpeggiano nello scenario politico e istituzionale. Primo: il distretto sanitario dell’Amiata in bilico.

Franci va ancora più in là di Balocchi che aveva parlato di un paio di macrocomuni da aggregare, ma non aveva indicato quali, rimandando tutto alla decisione dei cittadini e delle istituzioni.

Franci sottolinea che saranno i cittadini a dover dire l’ultima parola e spiega: «I tempi sono maturi per le fusioni. Potremmo pensare a due maxi-aree: Castel del Piano, Arcidosso, Seggiano e Roccalbegna; e poi: Santa Fiora, Castell’Azzara e Semproniano. Si tratta di unire aree omogenee per antichi legami, economia, e storia comune. Come dice Balocchi, no a un solo comune formato da sette campanili. Mi pare eccessivo».

Secondo Franci però l’ipotesi di fusione non risolve del tutto il problema della gestione di un territorio vasto come l’Amiata: «Non si può cancellare – dice – quanto costruito finora con l’Unione: con troppa facilità si è parlato di un’Unione che non funziona. Ci sono servizi come il Suap che vanno bene, ma per il Suap abbiamo una convenzione con Campagnatico, e il nostro Suap coordina anche quello delle Colline dell’Albegna; quindi, pur nello scenario di future fusioni, non possiamo buttare a mare il lavoro costruito fin qui in Unione».

Passiamo ai rapporti con il versante senese: «L’unione – dice – è uno strumento per compiere scelte comprensoriali, per coordinare l’urbanistica di tutti i comuni, per gestire la parte alta della montagna, governare alcuni processi produttivi che vi sono in Val di Paglia e per i quali è fondamentale il rapporto con il versante senese dell’Amiata».

«È certo – continua Franci – che l’Amiata dovrà continuare a stare insieme. Con la situazione di cambiamento che stiamo attraversando, nessuno si dovrebbe arroccare sulla difesa dei campanili: ogni scelta dovrà essere fatta per il bene comune».

Insomma l’Amiata si è indebolita e ha bisogno di cambiare rotta. Di questo indebolimento è prova la questione del distretto sanitario, a rischio di essere chiuso, e il territorio amiatino inglobato nel distretto grossetano.

L’allarme, suonato dall’ex sindaco di Castel del Piano Franco Ulivieri, ha una ragione d’essere. Franci dice: «Si tratta di capire quali scelte compiere sul distretto sanitario che integra politica sanitaria e sociale. Lo scenario che abbiamo davanti non è roseo. Come al solito in queste cose si ragiona sui numeri e i nostri numeri, come Amiata, sono bassi e dunque penalizzanti. Occorrerebbe aggregare qualche territorio».

«Se ci guardiamo attorno – rende l’idea – vediamo che Abbadia San Salvatore è integrata con Siena e in particolare guarda l’ospedale di Nottola. Noi, invece, guardiamo Grosseto. In questo scenario, se non troviamo soluzioni, rischiamo di scomparire come distretto autonomo. In questo modo scomparirà anche la Società della Salute che è un centro decisionale in loco e i servizi dovremmo andare a organizzarli fuori da qui. Dunque questo problema ci preoccupa ed è in corso la ricerca di una soluzione che non so se sarà favorevole per noi».

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