Il Tirreno

Grosseto

Sicurezza, nuovo giro di vite

Giovanna Mezzana
Grosseto, zona stazione Una volontaria cerca di rimediare al bivacco (f. d'archivio)
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Grosseto, zona stazione Una volontaria cerca di rimediare al bivacco (f. d'archivio)

Grosseto, il sindaco firma due ordinanze contro la prostituzione e il degrado urbano. Ecco le mappe delle red zone che saranno sottoposte a controlli straordinari

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GROSSETO. Prima di tutto il decoro. E dove c’è decenza sono garantite anche tutte le buone prassi del vivere civile che il cittadino identifica con la “sicurezza”: quella di vicinato, “urbana”, della vita di tutti i giorni. Corrono in questa direzione le due ordinanze che il sindaco Emilio Bonifazi ha firmato.

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Entrano in vigore subito e ci restano per quattro mesi: poi si vedrà. Erano state annunciate, ora sono nero su bianco. Hanno il nulla osta del Prefetto, ovviamente. Sono due. Una punta a colpire la prostituzione. L’altra – forse ancora più importante – a riconsegnare agli anziani e ai bambini, alle mamme come ai giovani, l’uso di viali, piazze, luoghi pubblici fagocitati – alcuni del tutto, altri in parte o a rischio “scippo” – da chi usa la strada per compiere reati (nel peggiore dei casi) o la bazzica senza avere rispetto degli altri e del patrimonio pubblico. Questa seconda ordinanza è bollata come “urgente”, segno che alcuni fenomeni sono considerati in recrudescenza. A chi trasgredisce si tocca il portafoglio: le sanzioni sono fino a 500 euro; da 80 a 500 euro, con la possibilità di un pagamento in misura ridotta pari a 160 euro. Il compito di controllare e sanzionare è del corpo della polizia municipale oltre che delle altre forze di polizia.

Le segnalazioni. Nel testo di entrambe si fa più volte riferimento «alle numerose segnalazioni dei cittadini»: segno che la voce di chi vive in città non è inascoltata, soprattutto quando racconta fatti circostanziati e ne è testimone diretto. Segno che serve denunciare e non girare le spalle dall’altra parte.

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Due mappe. Entrambe le ordinanze contengono una mappa: una della zone calde della prostituzione, l'altra dei “lotti” di città che bisogna riconsegnare alla decenza e al buon vivere. Le geografie di questi luoghi i grossetani già le conoscono: ma il fatto che siano dettagliate in due ordinanze del sindaco dovrebbe garantire un po’ di pragmatismo, se non vogliamo lo zelo. È dovere di chi amministra non retrocedere da nessuna zona della città, non alzare bandiera bianca, evitare che si creino ghetti o quartieri “di nessuno”. Letti sotto un’altra luce i provvedimenti indicano altri due aspetti. Primo: chi amministra ha coscienza del problema. Secondo: ha coscienza del problema anche perché purtroppo il problema è evidente, crea disagio e si deve correre ai ripari.

Non si sale in auto. L’ordinanza contro la prostituzione vale ovunque ma «con particolare riferimento» ad una red zone. Ed è una zona rossa più estesa rispetto a quella precedentemente individuata. Eccola: via Bruno Buozzi, piazza Dalmazia, viale Trento, via Mameli, piazza Marconi, via Trieste, piazza Istria e – new entry – via Aurelia Nord e viale della Pace. Qui è assolutamente vietato non solo offrire prestazioni sessuali a pagamento ma anche concordarle; intralciare la circolazione e compiere manovre pericolose sulla strada; e far salire o scendere dall'auto passeggeri il cui scopo sia evidentemente quello di prostituirsi.

Parcheggi nel mirino. La seconda ordinanza, quella urgente, stabilisce che il cittadino deve ricominciare a godere dei seguenti spazi pubblici: l’area della stazione ferroviaria, piazza Marconi, via Sauro; l’area di parcheggio dell’ospedale Misericordia e la zona esterna ad essa vicino alla via Senese; il parcheggio di via Don Minzoni, quello di via Inghilterra (fronte Coop) e centro commerciale di via Unione Sovietica; piazza De Maria; piazza Esperanto.

Bivacco tolleranza zero. Perché i grossetani possano ricominciare a fruire di questi spazi, l’ordinanza dettaglia una serie di divieti, di comportamenti assolutamente vietati negli spazi pubblici. Eccoli: sdraiarsi per strada, in piazza, sui marciapiedi, sotto portici, su scalinate; bivaccare; mangiare bere, dormire in maniera indecente; urinare, lavarsi e mostrare le parti intime. Sono divieti che è ovvio siano tali, ma se l’ordinanza li elenca, significa che era necessario dettagliarli. La decenza, prima di tutto. Perché prima di usare la mano pesante si può provare a garantire quella per ottenere qualcosa di simile a “la città che vorrei”. Se porterà risultati, lo vedremo.

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